La Stazione della Vergogna, le padrone del vapore e l’assordante silenzio del sindaco di Roseto

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C’erano, una volta, i padroni del vapore, che avevano il potere di derogare all’osservanza delle leggi civili e penali. Ma poi, con l’avvento della democrazia, iniziò la loro estinzione.

Invece sono adesso raddoppiati, in quanto, oltre ai padroni, ci sono le padrone, e in pensione sono andati solo i treni a vapore.

Ho fatto questa riflessione quando, dopo aver scritto, l’11 gennaio 2016, alla dott.ssa Gioia Ghezzi, presidente delle Ferrovie dello Stato, non ho ricevuto alcuna risposta a distanza di oltre due mesi.

Eppure, la ricerca di strumenti giuridici per sconfiggere l’inerzia del pubblico ufficiale, o l’incaricato del pubblico servizio, caratterizza il percorso evolutivo del diritto del cittadino.

E si può affermare che l’attuale ordinamento, tramite la legge n. 241/1990 e l’art. 238 del Codice Penale -Libro II Titolo II-, riconosce e tutela, almeno formalmente, il diritto alla risposta.

Avevo inviato quella lettera per mettere al corrente le Fs che a Roseto degli Abruzzi, alla fine di agosto, erano stati chiusi i bagni pubblici e la sala d’attesa della Stazione.

E da allora si sono accentuati i disagi dei viaggiatori, specie degli anziani, dei bambini, dei malati e dei diversamente abili, costretti a vagare nell’atrio a temperatura ambiente, che è molto calda d’estate e molto fredda d’inverno.

Ho più volte affermato, e anche scritto, che su queste problematiche, le donne dimostrano una maggiore saggezza e sensibilità rispetto agli uomini.

Nel caso in esame, di donne ce ne sono due: la già citata Giorgia Ghezzi, presidente Fs, nominata il 27 novembre 2015, e l’abruzzese dott.ssa Barbara Morgante, amministratore delegato di Trenitalia, nominata il 22 dicembre 2015.

Che mi hanno profondamente deluso in quanto non sono minimamente intervenute, pur sapendo che la nostra Stazione è diventata la Stazione della Vergogna.

La mancata risposta, e il mancato intervento delle padrone del vapore, hanno purtroppo confermato il totale disinteresse di coloro che non hanno mai provato, sulla loro pelle, i tanti disagi dei viaggiatori, specie di quelli più deboli e bisognosi di protezione.

E proprio ieri il ministro dei trasporti Graziano Delrio (al quale ho inviato una copia di questo messaggio), si è così espresso su Facebook: “Al centro del trasporto pubblico mettiamo i cittadini, e i servizi pubblici devono essere comodi, puntuali e far camminare l’Italia a testa alta”.

Voglio inoltre precisare, che il Comune di Roseto degli Abruzzi è il più popolato della Provincia di Teramo, ad eccezione del capoluogo, e la Stazione è il punto cardine della mobilità collettiva.

Mobilità collettiva che deve appagare le esigenze di oltre 100.000 persone, tra residenti, turisti ed abitanti nei Comuni della vallata del Vomano.

Occorre anche rilevare che i servizi offerti sono determinati da un Contratto di Servizio tra le Regioni e le Ferrovie dello Stato. E siccome i ricavi, derivati dalla vendita dei biglietti e degli abbonamenti, non coprono i costi dei servizi resi, le stesse Regioni versano ogni anno la parte scoperta, che in Abruzzo ammonta a parecchi milioni di euro.

E il medesimo Contratto prevede che, qualora non vengano raggiunti gli standard di qualità in esso contenuti, le Fs siano passibili di penalità.

Uno strumento attraverso il quale le Regioni agiscono a tutela degli utenti, assicurando loro il ristoro per eventuali disagi o danni subiti.

E questa tutela potrebbe interessare i pendolari e gli altri viaggiatori, che continuano a subire, dal mese di agosto 2015, anche i disagi procurati dalla chiusura dei bagni e della sala d’attesa.

Ne consegue che lo stesso ristoro dovrebbe ottenerlo l’intera comunità, sulla quale sono ricaduti gli effetti dei danni arrecati all’immagine di Roseto degli Abruzzi, sprofondata, come gli standard di qualità,  a livello dei paesi incivili.

E per quale ragione la stessa comunità, col versamento delle tasse, dovrebbe partecipare, tramite la Regione Abruzzo, a coprire la parte scoperta dei servizi (non) resi dalle Fs?

Guarda caso, è stata smantellata proprio la nostra Stazione, mentre nelle stazioni limitrofe di Giulianova e Pineto, che hanno un minor numero di residenti, le sale d’attesa sono tuttora aperte.

Grazie alle loro Amministrazioni comunali che hanno difeso i diritti dei viaggiatori.

Invece, qui da noi, c’è stato solo l’assordante silenzio del sindaco Pavone, che ha trovato nelle Fs un prezioso alleato. E sono state le Ferrovie dello Stato a indicare, con una svastica, gli alberi da abbattere in via Colombo, per realizzare uno squallido ed assolato parcheggio, in sostituzione del marciapiede e del bellissimo viale adornato da maestosi pini.

Che producendo l’ossigeno, assorbendo l’anidride carbonica e riducendo l’inquinamento atmosferico ed acustico, procurato dal passaggio dei treni, specie quelli ad Alta Velocità, massimizzano la loro funzione estetica, ricreativa, paesaggistica, ecologica, igienica e sanitaria.

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Copia Esposto del Comitato “Salviamo via Colombo” di Roseto degli Abruzzi

(inviato a Comune Roseto, ASL Teramo, Prefettura Teramo, Questura Teramo, ARTA Abruzzo)

Esposto per “Comitato Salviamo viale Colombo”, in persona del legale rappresentante, dott.ssa Ester Pasqualoni, con sede in Roseto degli Abruzzi, elettivamente domiciliato in Piazza Garibaldi n. 46 in Teramo, presso e nello studio dell’avv. Massimo Di Giacomantonio (DGCMSM75S20L103- massimo.digiacomantonio@pec-avvocatiteramo.it-fax 0861190787), che lo rappresenta e difende nel presente giudizio, giusta procura in calce al presente atto;

p r e m e s s o

– Che il Comune di Roseto, tramite delibera di Giunta n.133 del 3.12.2015, ha approvato il progetto esecutivo, predisposto dai tecnici incaricati, Arch. Dante Massari e Arch. Umberto Valentini, recante ad oggetto la realizzazione dei lavori di sistemazione dei marciapiedi di Viale Colombo;

– Che tali lavori, secondo quanto previsto nel menzionato progetto, comporterebbe l’abbattimento di molteplici alberi ad alto fusto presenti lungo l’intero viale;

– Che, invero, la soppressione di tali alberi determinerebbe pregiudizio per la salute dei cittadini, per l’ambiente e per l’economia locale;

– Che il patrimonio verde cittadino rappresenta una componente di primaria importanza dell’ambiente urbano, per le molteplici funzioni che esso svolge, da quelle estetico-ornamentali, climatiche-ecologiche, urbanistiche, sino a quelle sociali e di miglioramento della qualità urbana;

– Che, infatti, gli aggregati urbani con maggiore qualità di verde assicurano condizioni di vita migliori, anche in relazione alla capacità di assorbimento delle emissioni nocive per la salute umana, contribuendo ad una minore spesa pubblica (sanitaria e sociale);

– Che, oggi, l’inquinamento dell’aria è riconosciuto a livello internazionale dall’Agenzia per la ricerca sul cancro (IARC) dell’ONU, come causa diretta di questa malattia;

– Cha, in effetti, le ricerche scientifiche dimostrano come un singolo albero sia in grado di fornire, nelle immediate vicinanze, abbastanza ossigeno per 10 persone e di assorbire, a seconda delle dimensioni, da 7 a 12 kg di emissioni di CO2 all’anno;

– Che gli alberi riducono l’inquinamento acustico, consentendo un risparmio fino al 10% di consumo energetico, nonché sono in grado di intercettare polveri e rumori, emettendo ossigeno e soprattutto mitigando le temperature estive;

– Che le opere di cui al menzionato progetto, comporterebbero altresì l’eliminazione del marciapiede di Viale Colombo, il quale sarebbe sostituito da un percorso pedonale;

–   Che tale soluzione non tutelerebbe affatto i pedoni, ma li esporrebbe al rischio di investimento, data l’immediata vicinanza della strada aperta al traffico veicolare;

– Che in realtà è necessario progettare con qualità, criterio e cura l’arredo urbano, tenendo conto delle diverse necessità di ogni utente, nella specie sia dell’automobilista come del pedone, adottando misure efficaci per proteggere i pedoni dagli infortuni;

– Che, in effetti, gli incidenti che coinvolgono pedoni, a differenza degli automobilisti, risultano avere più spesso un esito mortale;

– Che i bambini e gli anziani e le persone con disabilità, in qualità di pedoni, sono particolarmente esposti ai pericoli della strada;

C o n s i d e r a t o

– Che la legge nazionale n. 10 del 2013 dal titolo “norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, all’art. 7 punto 4, sancisce il divieto di abbattimento di “alberi monumentali e delle alberature di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani”, fatti salvi gli abbattimenti per casi motivati e improcrastinabili”,

– Che nel caso di specie non esisterebbe alcuna ragione, improcrastinabile che possa giustificare l’abbattimento degli alberi lungo Viale Colombo in Roseto degli Abruzzi, non potendo esser tale la realizzazione di un parcheggio per autoveicoli e/o la sistemazione di un marciapiede sulla pubblica via;

– Che l’opera programmata dall’amministrazione diametralmente opposto allo spirito della legge n. 10/2013 che tutela fortemente gli alberi e le aree verdi;

– Che, addirittura, ai sensi dell’art. 2 comma 1 della legge n. 10/2013, il Comune dovrebbe provvedere a porre a dimora un albero per ogni neonato;

– Che, al contrario, nel caso di specie, a fronte dell’abbattimento degli alberi non vi sarebbe ripiantumazione alcuna all’interno dell’area comunale;

– Che, peraltro, gli Uffici comunali, redattori dei progetti di riqualificazione urbana della città, avrebbero dovuto concordare preventivamente con l’Ufficio Verde e Arredo Urbano, prima dell’approvazione del progetto esecutivo, i lavori da eseguirsi sul patrimonio verde della città;

– Che, in ogni caso, mancherebbe il nulla osta obbligatorio e vincolante di un agronomo del Corpo Forestale dello Stato;

– Che, in proposito, non è dato sapere se esiste una perizia preventiva o successiva di un agronomo incaricato dall’amministrazione comunale;

– Che non esiste una perizia di un agronomo (terzo) che possa valutare in modo disinteressato gli interventi relativi al taglio degli alberi;

– Che, evidentemente, risultano disattese anche le prescrizioni dell’art. 6 della legge n. 10/2013 “Promozione di iniziative locali per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, non essendo state adottate misure finalizzate alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree anche per quanto riguarda l’informazione dei cittadini, (art. 6 comma 4): “I comuni e le province, in base a sistemi di contabilità ambientale, danno annualmente conto, nei rispettivi siti Internet, del contenimento o della riduzione delle aree urbanizzate e dell’acquisizione e sistemazione delle aree destinate a verde pubblico…”;

– Che, inoltre, la relazione tecnico illustrativa allegata al progetto in parola, secondo cui “le opere necessarie potrebbero pregiudicare la stabilità delle piante esistenti”, appare quanto mai sommaria, superficiale, nonché carente di motivazione;

– Che, invero, la Relazione Tecnica relativa alle indagini di stabilità deve contenere: 1) una descrizione della metodologia utilizzata e delle procedure operative; 2) una scheda della pianta (sottoscritta e datata dal rilevatore) che permetta di comprendere la situazione biomeccanica dell’albero (evidenziandone i punti critici) e di visualizzare la localizzazione degli eventuali punti di sondaggio (qualora l’albero sia stato verificato anche strumentalmente);

– Che soltanto laddove ricorrano esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e sia dimostrato, tramite perizia redatta da un dottore in scienze forestali iscritto all’albo, lo stato di irrecuperabilità dell’esemplare o la sua morte, tenuto conto dei regolamenti vigenti a livello comunale, è possibile procedere all’abbattimento dell’esemplare;

– Che, inoltre, la Carta Europea dei diritti del Pedone, approvata dal Parlamento Europeo il 12 ottobre 1988, riconosce il diritto del pedone a vivere in un ambiente sano e a godere liberamente dello spazio pubblico nelle adeguate condizioni di sicurezza per la propria salute fisica e psicologica:

– Che il pedone ha diritto a vivere in centri urbani o rurali strutturati a misura d’uomo e non d’automobile, nonché a disporre di infrastrutture facilmente raggiungibili a piedi o in bicicletta;

– Che i bambini, gli anziani e i minorati hanno diritto a che la città rappresenti un luogo di socializzazione e non di aggravamento della loro situazione di debolezza;

c o n s i d e r a t o   a l t r e s ì

– Che, ai sensi dell’art. 49 della L.R. n. 3/2014, la Regione promuove la tutela ed il potenziamento delle aree verdi urbane e periurbane, costituite da parchi, giardini o altre superfici non classificate bosco e caratterizzate da vegetazione arborea e arbustiva;

– Che, ai sensi del medesimo articolo, la Giunta Regionale, di concerto con ANCI e UPI Abruzzo, istituisce un gruppo di lavoro, senza oneri a carico del bilancio regionale, che predispone uno schema di “Regolamento comunale per la gestione e la tutela del verde urbano” nel quale sono contenute disposizioni per la tutela, la valorizzazione e la gestione del verde urbano nei comuni della Regione;

– Che l’art. 49 della L.R. n. 3/2014, sanziona quei Comuni che non adottano il suddetto “Regolamento comunale per la gestione e la tutela del verde urbano”, escludendoli dagli incentivi concessi con fondi pubblici per l’incremento ed il miglioramento del verde urbano e periurbano.

Tanto premesso lo scrivente Comitato, così come sopra rappresentato,

C H I E D E

che le istituzioni pubbliche, destinatarie del presente esposto, accertino quanto di loro competenza, assumendo le decisioni e le determinazioni conseguenti, ordinando la sospensione delle opere previste in esecuzione del progetto in parola, tenuto altresì conto dell’opportunità di procedere ad una semplice ma concreta opera di riqualificazione dell’intero marciapiede di Viale Colombo, anche e soprattutto al fine di garantire al pedone la massima sicurezza nella percorrenza del tratto.

Teramo, li 18.3,2016

Avv. Massimo Di Giacomantonio

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Lettera aperta del Comitato “Salviamo via Colombo”

Il 5 marzo u.s. l’amministrazione comunale di Roseto, in un incontro scarsamente partecipato e volutamente disertato dai rappresentanti del “Comitato salviamo via Colombo” ,ha presentato il progetto di riqualificazione di via Colombo annunciando l’immediato avvio dei lavori.
Sono stati dunque ignorati i ripetuti inviti a riconsiderare l’iniziativa, non sono servite le rimostranze degli abitanti della strada,divenuta molto pericolosa dopo l’apertura al traffico del tratto terminale della stessa via perché le auto rasentano le abitazioni, né è servito a far riflettere l’amministrazione che,con poca spesa, si sarebbe potuto mettere in sicurezza, sia l’alberatura esistente e sia l’attuale marciapiede mantenendo altresì i posti auto presenti, abbondantemente sufficienti per oltre dieci mesi all’anno.
Il “Comitato Salviamo via Colombo” continua comunque a ritenere inaccettabile che alberi rigogliosi debbano essere sacrificati alla precisa volontà di trasformare la strada in un parcheggio a pettine, come pure, che debba essere demolito un marciapiede largo, attrezzato con gli scivoli, che è l’unico senza interruzioni per attraversamenti nella zona, e forse in tutta Roseto, con ciò mortificando per sempre le relazioni e la vita collettiva che hanno sinora costituito il contenuto qualitativo e l’essenza della strada.
Questa demolizione infatti distruggerà l’identità della via e non vi sarà più uno spazio per i pedoni naturalmente aperto ed estroverso, in grado di contribuire ad assicurare la coesione sociale ed a tutelare la libertà e la sicurezza delle persone, in particolare delle più deboli.
Queste considerazioni spiegano l’attaccamento degli abitanti e di tutto il vicinato alla strada, così come è attualmente, e la loro volontà di trasmettere a chi verrà in seguito un bene ricevuto che costituisce un interesse collettivo da non sacrificare ma, al contrario, da preservare con una corretta manutenzione e con pratiche di conservazione e rigenerazione che tengano conto della struttura residenziale della via e dei suoi caratteri sociali ed economici.
Quello che invece il “Comitato Salviamo via Colombo” non riesce a spiegarsi, è perché il Comune, anziché risparmiare risorse per altri lavori più urgenti, insista a spendere una cifra ingente per realizzare un’opera assai discutibile, non voluta dagli abitanti della strada e di difficile, onerosa e continua manutenzione per la quale, tra l’altro, l’amministrazione ha dimostrato fino ad oggi di non essere attrezzata.
Possibile che si sia perso completamente il buon senso e che si pensi realmente che sia possibile realizzare, perché duri, a Roseto, in via Colombo, l’eden dei parcheggi pubblici su prato verde e con annaffiamento automatico, cosa che non è pensabile neanche in paesi molto più evoluti, puliti ed ordinati del nostro.
Sappiamo tutti come andrà a finire, nel migliore dei casi un putrido pantano, nel peggiore erba secca e non regolata, perciò il Comitato invita ancora l’Amministrazione a ripensarci ed a convincersi dell’inopportunità di lasciare in eredità ai futuri cittadini una strada storica trasformata in uno squallido parcheggio assolato, presto desolato e destinato a rimanere vuoto quasi tutto l’anno

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Lo scaricabarile di Pavone e Fornaciari: è il Frecciarossa che sfratta i pini di via Colombo

Grazie al sindaco Pavone, e al suo sodale Fornaciari, la comunità rosetana ha appreso, il 4 marzo u.s., che in via Colombo, oltre agli alberi da abbattere per permettere la creazione di 180 posti auto a pettine, ci sarà la demolizione del marciapiede e la mattanza degli altri maestosi pini, indicati dalle Ferrovie dello Stato.

Che sono quelli ritenuti a rischio per l’incolumità pubblica, a seguito del passaggio dei treni ad Alta Velocità, come il Frecciarossa che da alcuni mesi parte anche da Pescara.

E siccome le varie Frecce spesso si incrociano proprio a Roseto, e fanno tremare i fabbricati di via Colombo, ne consegue, che con l’incremento dei convogli, l’aumento della velocità e l’assenza dei filari di pini fonoassorbenti, le case e i palazzi, anziché tremare, cominceranno a ballare.

Contattato dagli amici, e in assenza di un pur minimo intervento dell’Amministrazione comunale, ho scritto al presidente delle Fs, per metterlo al corrente di alcuni provvedimenti adottati, tra i quali la chiusura dei bagni pubblici e della sala d’attesa della Stazione.

Che continuano a causare disagi ai viaggiatori e danni irreparabili all’immagine di Roseto, sprofondata a livello dei paesi incivili.

Per quanto concerne le sbandierate richieste e diffide pervenute al Comune di Roseto dalle Fs e dalla Prefettura, le norme del D.P.R. n. 753/1980 non riguardano i pini di via Colombo, esistenti molto prima del 1980, e l’eventuale abbattimento è consentito solo nei casi comprovati di pericolo o di stretta necessità, e non per aumentare i posti auto.

Inoltre, come si rileva dalle sentenze della Cassazione, le Amministrazioni comunali hanno il potere-dovere di custodire il verde urbano, e in caso di danni causati dalle cadute degli alberi, devono dimostrare di averli curati costantemente, e di aver operato un efficace, regolare ed adeguato controllo per evitarne la caduta.

E gli amministratori rosetani sono pienamente responsabili, in quanto hanno sempre dimostrato di essere affetti da una grave malattia, chiamata alberofobia.

Riguardo poi alla demolizione dell’attuale marciapiede, ne soffriranno i bambini, gli anziani e i diversamente abili, che non avranno più lo spazio necessario per muoversi in sicurezza, specie nel periodo estivo, quando via Colombo, super trafficata, diventa una giungla.

Avviandomi alla conclusione, occorre riconoscere che su tutti gli argomenti sopraesposti, sono state le donne a dimostrare una maggiore saggezza e sensibilità rispetto agli uomini.

E oggi, 8 marzo 2016, nel giorno della loro festa, mi sembra doveroso riportare le considerazioni di quattro grandi personaggi, tre donne e un uomo, che hanno stigmatizzato i progetti realizzati da Pavone e Fornaciari.

–  Dacia Maraini, la scrittrice italiana più tradotta nel mondo, che sulla Riserva naturale Borsacchio così ha scritto tramite il Corriere della Sera: “C’è chi si riempie la bocca della magica parola Sviluppo. Ma è cieco e sordo chi pensa che lo sviluppo consista solo nella moltiplicazione delle case e nelle gettate di asfalto. Sono gli speculatori che fingono di non sapere. E gli amministratori pubblici che usano in malafede la parola Sviluppo”.

–  Maria Rita D’Orsogna, abruzzese italo-americana, docente universitaria di fisica a Los Angeles: “L’assessore Fornaciari del Comune di Roseto non sa di cosa parla, oppure lo sa ed è più facile dire che è tuttoaposto. Il Borsacchio non è salvo per niente. Parliamo della malaugurata vicenda delle trivelle petrolifere nella concessione Villa Mazzarosa. E adesso? Adesso occorre che i cittadini continuino ad assillare il Fornaciari, il sindaco di Roseto Enio Pavone e tutte le mezze cartucce che amministrano quella zona e che non hanno fermato questo scempio”.

–   Grazia Scuccimarra, attrice abruzzese osannata in tutti i teatri d’Italia, e grande amica di Roseto.

E’ intervenuta al sit-in del 27 febbraio u.s. contro la demolizione del marciapiede e la mattanza dei maestosi pini, e parlando al microfono ha dichiarato: “Le amministrazioni pubbliche in generale deludono spesso l’interesse pubblico. Agiscono come il peggior nemico del bene collettivo, sovente sulla base di una ignoranza assoluta della storia. Spero che questo progetto non si faccia”.

–  Vittorio Sgarbi, critico d’arte, scrittore e saggista. Intervenuto a Roseto Nord, bocciò l’assetto urbanistico con la frase: “Cementificazione selvaggia e svalutazione del patrimonio artistico e culturale”. E rincarò la dose definendo il viale Makarska “privo di qualsiasi gusto architettonico nonché ambientale”. Presentatore a Teramo della Mostra antologica dedicata a Pasquale Celommi, pronunciò la frase storica: “Nei dipinti di Celommi c’è Dio e un Abruzzo felice”.

Compensò così, con la venerazione di un grandissimo artista rosetano, pittore della luce, il lapidario giudizio sull’operato dei nostri amministratori.

 

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Comunicato Stampa del Comitato “Salviamo via Colombo”

Il Comitato “Salviamo via Colombo” comunica che non parteciperà alla presentazione, prevista sabato 5 marzo presso la Villa Comunale, del progetto di riqualificazione del marciapiede di via Colombo.

In quanto non ne condivide assolutamente i contenuti che comportano la demolizione del manufatto e l’abbattimento di numerosi alberi.

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Roseto degli Abruzzi, due date da incorniciare

Dopo il sit-in un'altra data 5-1-2014

Con la partecipazione dell’attrice Grazia Scuccimarra, il 27 febbraio 2016 l’Associazione “Salviamo via Colombo” ha organizzato un Sit-in e la successiva passeggiata lungo il viale, contro il progetto ideato dalla Giunta comunale, che vuole abbattere il marciapiede e i filari dei maestosi pini.

Sul fronte ambientale, un’altra data da incorniciare è stata quella del 4 gennaio 2014.

E per non dimenticare, questa è la foto di uno dei gruppi che ripulirono, da capo a fondo, la Riserva naturale Borsacchio, gestita anch’essa dall’attuale Amministrazione comunale, e diventata una discarica a cielo aperto.

Il giorno dopo, 5 gennaio 2014, il  quotidiano abruzzese Il Centro la pubblicò in prima pagina, sottolineando che i 200 cittadini-ambientalisti dovevano essere considerati “Volontari da Oscar della Civiltà”.

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Roseto 27 febbraio 2016: Sit-in e passeggiata

 Roseto 27 febbraio 2016, Sit-in e passeggiata contro la distruzione del marciapiede e la mattanza dei maestosi pini di via Colombo.
Pavone e Fornaciari sono avvertiti: lo scellerato progetto è stato sonoramente bocciato dai cittadini, dagli abitanti di via Colombo e dalla nostra pasionaria Grazia Scuccimarra..

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ROSETO DEGLI ABRUZZI: Salviamo via Colombo

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Dopo la conquista del Premio Attila, assegnato da Italia Nostra, gli Amministratori rosetani hanno pubblicizzato la condanna a morte del marciapiede e dei maestosi pini di via Colombo.

Sabato 27 febbraio alle 11, in Piazza della Stazione, la nostra pasionaria Grazia Scuccimarra, che da villeggiante abitava al numero civico 19 del viale, ci illustrerà l’estinta bellezza del Lido delle Rose.

L’Associazione “Salviamo via Colombo” invita i cittadini a partecipare al Sit-in, e alla successiva passeggiata nel viale, per dare l’ultimo saluto al marciapiede e ai maestosi pini.

Che sono i migliori amici dell’uomo, perchè producono l’ossigeno, indispensabile agli esseri viventi, e assorbono l’anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra.

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Comunicato Stampa del Comitato “Salviamo via Colombo”

Il Comitato “Salviamo via Colombo”, di Roseto degli Abruzzi, comunica alla cittadinanza che sabato 27 febbraio, alle ore 11,00, si terrà un Sit-in nella piazza Martiri della Libertà, con successiva passeggiata in via Colombo, contro la prevista realizzazione nella via di parcheggi a pettine.

In luogo degli attuali, che comporterà l’eliminazione del marciapiedi e l’abbattimento di numerosi pini.

Tutti sono invitati a partecipare per la tutela dell’interesse collettivo ad una viabilità pedonale sicura ed alla salvaguardia del patrimonio arboreo.

Sarà presente, insieme alle varie Associazioni, anche l’attrice Grazia Scuccimarra, amica di sempre della città di Roseto.

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Via Colombo: progetto di riqualificazione

A Roseto, prima della mattanza dei maestosi pini di via Colombo, ecco lo specchietto per le allodole ideato dal sindaco Pavone Attila.

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