La mattanza del Parco Bixio, i filari di pini di via Colombo e il progetto della Giunta comunale

001 004Il progetto di “riqualificazione e razionalizzazione” di via Colombo, ideato dalla Giunta comunale di Roseto, presenta tre interessanti motivazioni, che vengono riportate qui di seguito:

1) la necessità avanzata dall’Amministrazione comunale di reperire, con la spesa di 297.023,25 euro, 180 posti auto, con parcheggi a raso nel centro cittadino tuttora in forte degrado;

2) la crescita incontrollata di piante ad alto fusto e le rilevanti sconnessioni, sia del marciapiede che verrà demolito, e sia della sede viaria;

3) il numero dei posti auto può variare in base agli alberi soggetti ad abbattimento, sia per cause naturali che per cause di sicurezza, come previsto dall’art. 52 del DPR 753/80.

Grazie al progettista, la comunità rosetana adesso sa bene che in cinque anni di consiliatura, l’Amministrazione ha lasciato in forte degrado il centro cittadino, la sede viaria e il marciapiede, che pur malridotto invita a passeggiare in quanto è riparato dal freddo invernale e dal caldo estivo.

Inoltre, non ha evitato la crescita “incontrollata” delle piante di cui è custode (art. 2051 Cod. Civ.).

Per quanto riguarda il citato art. 52 del D.P.R. n. 75/1980, essendo i pini di viale Colombo esistenti molto prima del 1980, ne consegue il diritto, per usucapione, di mantenere gli alberi alla stessa distanza osservata quando sono stati piantati.

L’abbattimento è consentito solo nei casi comprovati di pericolo o di stretta necessità, e non per aumentare i posti auto. Gli alberi abbattuti dovranno essere sempre sostituiti con altri alberi (come riportato nei Regolamenti Comunali per la Gestione e Tutela del Verde Pubblico e  Privato).

E siccome l’ignoranza dei nostri politici regna sovrana, supportata dall’arroganza di considerarsi padroni del territorio comunale, è il caso di elencare alcune considerazioni basate sulle ricerche medico-sanitarie effettuate in Italia e all’estero, e sulla giurisprudenza:

– gli alberi sono i migliori amici  dell’uomo perché  producono l’ossigeno indispensabile agli esseri viventi, e assorbono l’anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra, che provoca l’innalzamento della temperatura dell’aria e della superficie terrestre;

– riducendo l’inquinamento atmosferico, gli alberi riescono a salvare molte vite umane, e a contrastare e ridurre le malattie respiratorie (asma, bronchiti tumori, ecc…), le malattie cardiache, vascolari e quelle legate allo stress;

–  la presenza degli alberi contribuisce alla creazione di un ambiente favorevole per gli abitanti, e particolarmente favorevole per i bambini e gli anziani, sia per la presenza di essenze aromatiche, sia per l’effetto di mitigazione del microclima e sia per la loro funzione di barriere frangivento;

– gli alberi riducono anche l’inquinamento acustico attraverso la naturale capacità fonoassorbente, e svolgono un’importante funzione psicologica ed umorale per le persone che ne fruiscono, contribuendo al benessere e all’equilibrio mentale;

–  è stato calcolato che in un viale, un filare di alberi antismog, oltre a difendere gli abitanti dalla calura, può abbattere fino al 70% dell’inquinamento prodotto dagli automezzi che lo percorrono;

– riguardo poi alle località confinanti con le ferrovie, occorre realizzare una integrale piantumazione di alberi sempreverdi e fonoassorbenti, in quanto l’inquinamento atmosferico ed acustico, causato dal passaggio dei treni ad Alta Velocità, sfora abbondantemente i limiti di legge;

–  inoltre, come si rileva dalle sentenze della Cassazione, le Amministrazioni locali hanno il potere-dovere di custodire il verde urbano, e in caso di danni causati dalle cadute degli alberi, devono dimostrare di averli curati costantemente, e di aver operato un efficace, regolare ed adeguato controllo per evitarne la caduta, in conseguenza di un decadimento di lunga durata.

Ne consegue, che lo scellerato progetto ideato dalla Giunta comunale, non potrà mai avere il consenso dell’Associazione “Salviamo via Colombo”, costituita dalla stragrande maggioranza degli abitanti. Che oltre alle ricadute negative sopraesposte, e al totale scadimento nel periodo estivo, quando la strada diventa una giungla, dovranno subire anche la svalutazione delle loro case.

E mentre guardo, con riconoscenza, le verdi chiome dei maestosi pini di via Colombo, illuminate dal sole invernale, mi tornano in mente alcune frasi, lungimiranti e condivisibili, del filosofo Dario Antiseri, vincitore del Premio Internazionale alla Libertà:

“I politici, o meglio, la gran  parte di essi, vengono considerati, oltre che con distacco, con disprezzo. Senonchè, piccoli uomini, annidati all’interno dei partiti, e protetti da regole scellerate, possono fare grandi danni. E senza regole accettate, condivise e difese, la democrazia deperisce, la società si trasforma in una giungla, dove bande di predoni attrezzati, e i loro servi del momento, la faranno da padroni”.

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L’ALBERE DI NATALE

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(dedicato al sindaco Pavone Attila e all’assessore all’Ambiente, che dopo l’abbattimento dei pini nel Parco Bixio, vogliono continuare la mattanza in via Colombo, in via Marina e nel Lungomare)

N’albere d’abbéte verde ‘nda nu rache,

ritte e belle’nda nu fuse,

cresciute a lu bosche de la Majelle,

‘ncase di signore s’sarisvejò cunfuse.

Si guarddò attorne a chella case

‘nci mittò tante, capì di botte

di truvarse trapiantate dentre nu vase,

scuppiò a nu piante dirotte.

“Zitte, zitte, nen piagne albere belle”

i fa lu citéle appicciate a la nonne

“Je te facce risplenne chiù di na stelle,

ti facce nu vestite chiù belle de lu monne”.

Di palle culurate rusce, verde, argente e ore

ricuprì la piante a viderle era n’incande.

Di file rilucente da la cima a lu péte

sbrulluccicheve come fusse diamante,

maje s’avé viste a’ccuscì na bella piante.

Lucette culurate a intermittente

brillevene come stelle di lu firmamente,

na stella chiù grosse a forme di cumete,

faceva nu sbiannòre da sopra la cime de l’abbéte.

Lu citéle, soddisfatte de lu lavore,

“Guardete a’ttorne” disse a chella piante,

“A’mmirite te pù arfissjà pe lu splendore,

si cchiù belle tu che nu regnante”.

“Je te ringrazie di tutte l’attenzione”,

je spunnozze l’abbéte a llù guaglione,

“Nen fa pi’mmé l’arie de lu termosifone”,

je so nate pe la libertà eterne

‘nnò pe sta dentra a sta prigione”.

Mentre si dispere, piagne e si lagne,

arpenze a l’aria fresche di mundagne,

la luna n’cìle, li notte fridde e cupe,

ripenze a lu bilate de li pecùre,

e l’ululate lugubre de li lupe,

ripense e sogne la bella primavere,

li cante triste de li pasture

e li gurghigge de li capinere,

e lu cande de lu talasce quanne è sere.

“Nghe stu sugne e la spiranze ‘ncòre,

nu triste jurne, appasisce e ‘mmòre.

Chi sa, se dope st’avventure……….

‘llù citéle a’mbarate a rispettà la nature?

Chi sa, dope che je na successe tante

a’vrà ‘mbarate a rispettà li piante?

– dal libro “Frunne di rose” del poeta dialettale rosetano Francesco Di Bonaventura –

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“L’ultimo volo di un gabbiano” di Vittorio Nazionale

F.S.18

Nella Riserva naturale Borsacchio aleggia anche la poetica di Vittorio Nazionale, pescatore e padre del giornalista Lino Nazionale.

Grande Vittorio, ambientalista e mio amico da tanti anni, è un onore per me pubblicare nel mio portale una delle tue bellissime poesie:

L’ULTIMO VOLO DI UN GABBIANO

Eri tu, il Gabbiano

mio angelo custode.

All’Alba, ogni mattino

mi seguivi a pesca, in Mare.

Con te, io parlavo… “Cocò!”

così ti chiamavo

e ad ogni pesciolino che ti davo

battevi le ali.

Se il cielo grigio, oscuro,

appariva minaccioso all’orizzonte

sulla barca ti posavi

e con me restavi

tra le onde schiumose sbuffate dal Vento.

Con te, mi sentivo forte

ed insieme felici si rientrava in porto.

Poi un triste, brutto mattino,

qualcuno ignobile col fucile

t’ha colpito a morte…

e freddo sulla barca

t’ho trovato a poppa.

Con dolore, fisso t’ho guardato,

dolcemente accarezzato…

Poi come per incanto,

maestoso in volo ti sei elevato,

e sempre, sempre più in alto sei volato

fino a scomparire…Lassù…

nell’azzurro infinito Cielo.

“Addio Cocò…”

ho gridato io.

Era l’ultimo volo del Gabbiano mio.

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Roseto degli Abruzzi, 24 gennaio 2016: la nostra area protetta dalle stelle alla stalla

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Signore e signori, rosetani e turisti, approfittate del bel tempo e venite tutti ad ammirare, in mostra anche d’inverno, i gioielli naturalistici e paesaggistici della Riserva naturale Borsacchio.

Che senza l’ingombro dei cartelli perimetrali, è stata stupendamente gestita dal sindaco Pavone e dal suo sodale Fornaciari, assessore all’Ambiente.

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La stazione di Roseto, i grandi personaggi e la lettera inviata a Gioia Ghezzi presidente F.S.

002002Preg.ma dott.ssa, Le faccio anzitutto i miei complimenti per la Sua nomina a presidente delle Ferrovie dello Stato, avvenuta il 27 novembre 2015. E siccome Lei è nuova di zecca, voglio metterLa al corrente di alcuni provvedimenti delle Fs, che  riguardano la stazione di Roseto degli Abruzzi, fotografata con i vetri opportunamente velati.

Si tratta infatti della chiusura della sala d’attesa, effettuata durante l’estate 2014 per “porte vandalizzate”. Ma poi, con l’installazione della videosorveglianza, ci fu la riapertura.

Senonchè, alla fine di agosto 2015, c’è stata una nuova chiusura “per lavori di ristrutturazione e disinfestazione”, mai iniziati e inutili in quanto la sala era in buone condizioni. E siccome qui i treni non si  fermano di notte, per evitare i danni si doveva solo chiuderla la sera e riaprirla la mattina.

Da quel giorno i viaggiatori in partenza continuano a vagare nell’atrio a temperatura ambiente, che specie per gli anziani, i bambini e i malati, è troppo calda d’estate e troppo fredda d’inverno.

Si dice in giro che la sala d’attesa rimarrà chiusa per sempre, e non riapriranno, “per ragioni igieniche”, nemmeno i bagni pubblici. E quali sono le ragioni igieniche se i viaggiatori, costretti a liberarsi dei loro bisogni appena saliti sui treni, fanno aumentare l’inquinamento fecale e urinario?

Ne discende che i provvedimenti adottati sono ingiustificati e riprovevoli, e mi sembra doveroso riportare l’intreccio virtuoso tra le Ferrovie del XIX secolo e un nostro grande personaggio, Giuseppe Devincenzi (1814 – 1903), patriota, deputato, senatore e ministro del regno d’Italia.

Tornato dall’esilio nel 1860, collaborò con Camillo Benso conte di Cavour (1810 – 1861), al quale illustrava i suoi progetti per le trasformazioni da compiersi con le costruzioni ferroviarie, che aveva già pubblicato nel 1847 sulla rivista “Il Gran Sasso d’Italia”. E il grande statista piemontese approvava e ripeteva due frasi storiche: “La civilizzazione dell’Italia comincia con le stazioni” e, in francese, “L’influence des chemins de fer s’étendra sur tout l’univers”.

Morto Cavour, Giuseppe Devincenzi continuò la sua missione, e nel 1863 inaugurò la stazione di Roseto, che dal 22 maggio 1860 si chiamava Le Quote di Montepagano, poi Rosburgo (Borgo delle Rose) dal 22 maggio 1887 e infine Roseto degli Abruzzi dal 20 febbraio 1927.

La stessa stazione diventò un importantissimo scalo della linea ferroviaria Ancona – Pescara:  uno scalo dove sono passati i flussi turistici e tante vicende storiche del XIX e XX secolo. E dietro la villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa, c’è tuttora il casello n. 318-205, che fungeva da stazione per consentire al Ministro un più agevole collegamento con le sedi istituzionali e governative.

Inoltre, un altro grande personaggio fu Giovanni Thaulero (1860 – 1905), il mecenate che volle Rosburgo “modernamente civile”, e finanziò l’illuminazione pubblica e diverse opere sociali.

E adesso, come Devincenzi e Cavour, si starà rivoltando nella tomba.

Voglio anche precisare che la città di Roseto (26.000 abitanti) è la più popolata della Provincia di Teramo, ad eccezione del capoluogo, e la stazione è il punto cardine della mobilità collettiva. Punto cardine che deve appagare le esigenze di circa 100.000 persone, tra residenti, turisti e abitanti dei Comuni della vallata del Vomano.

Purtroppo, è stata smantellata proprio la stazione di Roseto, mentre nelle stazioni limitrofe di Giulianova e Pineto, che hanno un minor numero di residenti, sono tuttora aperte le sale d’attesa, e a Giulianova anche la biglietteria.

Grazie alle loro Amministrazioni comunali, che hanno difeso i diritti dei viaggiatori e dei cittadini.

Sicuramente, la nostra Amministrazione non è imbelle ed aliena, e i nostri Amministratori lavorano sodo “per cambiare Roseto”.

Un lavoro trasparente e certosino, per separare i cittadini meritevoli dai non meritevoli, al fine di assegnare ai primi una concessione, un appalto, un lembo di spiaggia, una Riserva naturale, ecc…

Preg.ma dott.ssa, adesso sa benissimo che la nostra stazione è diventata “La Stazione della Vergogna”, e sarà Suo compito riscattare i provvedimenti che hanno causato disagi ai viaggiatori e danni irreparabili all’immagine di Roseto, sprofondata a livello dei paesi incivili.

Eppure, il progetto avviato nel 1980 dalle Ferrovie dello Stato, per affidare gratuitamente agli Enti locali le stazioni non presenziate dai ferrovieri, ha raccolto l’adesione di tantissimi Comuni.

Ed essendo “impresenziata” anche la nostra stazione, ne consegue il diritto dei viaggiatori, che pagano il biglietto alle Fs, e il diritto dei cittadini, che pagano le tasse allo Stato e al Comune, di sapere se la responsabilità dell’accaduto ricade sulle Fs, oppure sull’Amministrazione comunale.

Come cittadino e viaggiatore, attendo una cortese risposta, e Le invio cordiali saluti.

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Lettera aperta al Sindaco di Roseto degli Abruzzi

Preg.mo Sindaco, dopo aver letto la seguente dichiarazione “Il commissariamento della Riserva naturale Borsacchio è un atto politico”, ritengo doveroso precisare che i veri promotori del commissariamento sono stati l’Eremita e il Genius Loci.

Infatti, quando il 20 ottobre 2015 trovai, davanti alla capanna dell’Eremita, una tabella con la scritta “Ri Borsacchio inizio di Riserva regionale – Bene comune universale”, non persi tempo e il giorno dopo inviai agli amici, agli Organi d’informazione e all’Ufficio regionale per la tutela e valorizzazione delle aree protette, un articolo intitolato “Roseto degli Abruzzi: il ritorno dell’Eremita, il Genius Loci e la Riserva naturale Borsacchio”.

E come avrà modo di constatare, tutte le motivazioni elencate nel provvedimento della Giunta regionale, sono proprio quelle enumerate nel mio articolo, che riporto qui di seguito:

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E’ tornato l’Eremita nella nostra Riserva, scelleratamente riperimetrata e poi cancellata dall’attuale Amministrazione comunale, autonominatasi Organo di Gestione dell’area protetta.

E all’ingresso della capanna vista mare, una tabella invita i visitatori con la seguente scritta a caratteri cubitali: “RI BORSACCHIO INIZIO DI RISERVA REGIONALE – BENE COMUNE UNIVERSALE”.

A suggerire all’Eremita una frase così breve e compendiosa, è stato sicuramente il Genius Loci (divinità del luogo), al quale i nostri antenati offrivano vino, focacce e gigli di mare.

E una domanda si impone: se la “Riserva naturale regionale guidata Borsacchio” è veramente un bene comune universale, e quindi indivisibile, i cosiddetti Gestori dell’area protetta a quale titolo hanno regalato la fascia litoranea più pregiata alla Consorteria degli Affari?

Inoltre, il Comune di Roseto non può continuare a gestire la Riserva per favorire gli amici degli amici, e oltre a non aver ottemperato ai suoi doveri di imparzialità, non ha realizzato le varie attività enumerate nell’Art. 1 della L.R. n.29/2012, che riporta gli stessi commi della L.R. n. 6/2005:

– non ha elaborato, entro 90 giorni dall’approvazione della Legge, un progetto pilota di gestione finalizzato all’occupazione di disoccupati ed inoccupati (per cui sono andati perduti i finanziamenti regionali  e i contributi europei, pari ad oltre un milione di euro);

– non ha provveduto, entro 90 giorni, all’installazione dei cartelli perimetrali, e in questi casi è prevista la gestione provvisoria della Riserva da parte della Giunta regionale, attraverso l’Ufficio tutela e valorizzazione delle aree protette ( e i malcapitati turisti, in mancanza di cartelli segnaletici e in presenza di tanti rifiuti, dalla foce del Borsacchio a Cologna,, si sono sfogati inviando tante lettere di protesta al Sindaco e agli Organi d’Informazione);

–  non ha elaborato e adottato il Piano di Assetto Naturalistico, entro un anno dall’affidamento dell’incarico, e siccome l’incarico al professionista è stato conferito con la Determinazione n. 18 del 28 giugno 2013, sono già trascorsi inutilmente 2 anni e 4 mesi (a tal proposito, e sempre sullo stesso tema, occorre precisare che, con Delibera n.1153 del 27 novembre 2008, la Giunta Regionale affidò la gestione della Riserva naturale Borsacchio alla Provincia di Teramo, imputando al Comune di Roseto di non aver adottato il P.A.N. nei tempi previsti dalla L.R. n. 6/2005).

Naturalmente, i misfatti perpetrati nell’area protetta sono stati sempre denunciati dalle Associazioni ambientaliste, che nel 2012 inviarono al Governo nazionale una documentata richiesta di impugnazione della L.R. n. 29/2012, per evidenti motivi di illegittimità.

E il 10 agosto dello stesso anno il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, deliberò di non impugnare la Legge davanti alla Corte Costituzionale.

Successivamente, lo stesso Ministro, intervenuto applauditissimo al Meeting di Rimini, si vantò di essere “un fanatico di San Francesco”, ma due anni dopo, Corrado Clini, ex Ministro, venne arrestato dalla Guardia di Finanza per peculato, derubricato poi in corruzione.

E nemmeno il Genius Loci ha dimenticato l’affronto subito, e oltre a Clini, tanti politicanti, che hanno approvato la famigerata riperimetrazione, sono stati indagati e condannati, o sono tuttora sottoprocesso.

Purtroppo, una volta queste storie documentate le raccontavano i giornalisti con la schiena dritta, che adesso sono quasi tutti spariti perché anche loro hanno tante bocche da sfamare.

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A Roseto lettera aperta a Pavone e Fornaciari, inviata dal Comitato “Salviamo via Colombo”

 

Alla cortese attenzione del sig. Sindaco Enio Pavone e p.c. dell’assessore Fabrizio Fornaciari e del responsabile del procedimento Marco Scorrano.

Il Comitato “Salviamo via Colombo” ha appreso che in data 3/12 u.s., con deliberazione n. 133, la Giunta Comunale ha approvato il progetto esecutivo relativo alla cosiddetta sistemazione del marciapiede di via Colombo nel tratto da via Thaulero a via Canale Doria.

Nel ribadire la contrarietà – più volte espressa dagli abitanti della via in questione riuniti nel citato Comitato – ad ogni iniziativa riguardante il marciapiede che, obiettivamente, necessita soltanto di modeste riparazioni, il Comitato intende precisare quanto segue:

Secondo il Codice della Strada (art. 24 decreto legislativo 3.4.1992, n. 285) il marciapiedi è una pertinenza di esercizio della strada e ne costituisce parte integrante; dunque, la scelta di realizzare un nuovo assetto viario, con la creazione di parcheggi a pettine, a prezzo della eliminazione del marciapiede stesso e con la carreggiata stradale rasente alle case, sembra al Comitato da ritenere palesemente irrazionale, illegittima ed in contrasto con il D.P.R. 24/7/96, n. 503 sulla eliminazione delle barriere architettoniche.

Il fatto che il marciapiede sia pertinenza della strada non autorizza, infatti, a far pensare che la sua struttura possa essere modificata secondo la discrezione del proprietario, specie quando è in gioco un rilevante interesse pubblico, che non può essere ignorato; connesso, oltre che alle esigenze della viabilità, a quello preminente della sicurezza dei cittadini.

Si ricorda, al riguardo, che la recente trasformazione di via Colombo, da strada senza uscita in strada di transito, anche a velocità piuttosto sostenuta e rasentando le case, ha, come è noto, già notevolmente aggravato le condizioni di sicurezza, sia dei pedoni che degli abitanti della via.

Perciò, il Comitato “Salviamo via Colombo”, intende appellarsi alla Sua sensibilità ed alla Sua responsabilità di amministratore, che deve proteggere l’interesse pubblico con la regolare e sicura gestione del marciapiede in questione, quale manufatto di interesse collettivo, in modo tale da impedire il più possibile eventi pregiudizievoli che lo riguardano.

Nell’auspicare che tali considerazioni inducano ad una riconsiderazione del progetto approvato con la citata deliberazione, il Comitato preannuncia sin d’ora che, in mancanza, farà tutto il possibile per ottenere nelle dovute sedi una efficace tutela dell’interesse collettivo in questione.

Con l’occasione, infine, e per Sua opportuna conoscenza, si allega copia delle ulteriori richieste di adesione al Comitato pervenute da cittadini che ne condividono scopi e finalità, e che ora cominciano ad essere piuttosto numerosi e meritevoli di attenzione.

Con i migliori saluti.

Il Presidente del Comitato “Salviamo via Colombo”

D’Emilio Amedeo

Roseto degli Abruzzi, 10.12.2015

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ITALIA NOSTRA: Lettera-appello agli Amministratori e Consiglieri comunali di Roseto degli Abruzzi per la salvaguardia e tutela delle “Ville storiche” della Città

Con delibera n. 67 del 2012, il Consiglio comunale di Roseto ha recepito la Legge regionale n. 49/2012, in applicazione del c.d. “Decreto Sviluppo” convertito nella Legge n.106/2011, che consente la riqualificazione, con interventi premiali, delle aree degradate ammettendo interventi di “ristrutturazione, ampliamento e di demolizione e/o ricostruzione” con aumento di volumetria rispetto a quella esistente.
La stessa legge regionale esclude dal suo ambito applicativo “gli edifici e i tessuti edilizi definiti di valore storico, culturale ed architettonico” dagli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali.
Nella citata delibera consiliare, per errore o per altri motivi a noi non conosciuti, non è stata inserita la clausola che escludesse dall’applicazione della predetta legge regionale le “Ville storiche” di Roseto, che rappresentano il Vanto e la Storia architettonica ed urbanistica della Città.
L’indiscusso valore artistico delle Ville storiche è stato anche evidenziato dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo dell’Aquila, con una nota del 24.07.2014, indirizzata al Comune di Roseto, che le definiva espressione di quella “felice stagione architettonica, a cavallo tra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX, coincidente con la nascita della villeggiatura al mare”.
Proprio il medesimo Consiglio comunale, con una precedente delibera del 2010, la n. 5, aveva correttamente e legittimamente escluso le sedici Ville storiche, di cui trattasi, dall’applicazione di una analoga Legge regionale, la n. 16/2009, ricomprendendole tra “gli edifici definiti di valore storico, culturale ed architettonico degli atti di governo del territorio o dagli strumenti urbanistici generali”.
A parere del Consiglio direttivo della Sezione Italia Nostra di Atri-Terre del Cerrano non sembra possibile pensare che le Ville storiche di cui trattasi abbiano subito -nel breve arco temporale di due anni (ricompreso, cioè, tra la prima delibera consiliare sopra citata e la seconda,- nelle loro strutture edilizie e nelle lussureggianti aree verdi di pertinenza, un degrado tale da giustificarne la “riqualificazione” anche attraverso il loro abbattimento e successiva ricostruzione che, in maniera immotivata, la delibera consiliare n. 67/2012 attualmente consente.
Alla luce di quanto sopra, il Consiglio direttivo di questa sezione,
C H I E D E
alle Autorità comunali di voler integrare la delibera consiliare n. 67 del 2012, inserendo le sedici Ville storiche di Roseto degli Abruzzi tra gli edifici esclusi dall’applicazione della Legge regionale di riferimento
Questo appello facciamo poichè siamo certi “che nessun componente del Consiglio comunale di Roseto degli Abruzzi voglia assumersi la responsabilità politica, storica e culturale di consentire, ferma restando l’attuale normativa comunale, l’abbattimento o la drastica irreparabile modifica delle Ville storiche che ancora fanno bella ed ammirata la Città.
Il presente appello è rivolto anche al Presidente del Consiglio regionale, al Presidente della Giunta regionale, all’Assessore regionale all’Urbanistica ed alla Soprintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio d’Abruzzo.

Atri, dicembre 2015

Il Consiglio Direttivo della Sezione “Italia Nostra” Terre del Cerrano

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Il libro “Se muore il Sud” di Gian Antonio Stella e le interviste al senatore Paolo Tancredi

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Il 3 dicembre u.s., nella Libreria La Cura di Roseto, c’è stata la presentazione del libro “Se muore il Sud”, presentatore il giornalista Luca Maggitti.

Durante la serata, Gian Antonio Stella, scrittore e editorialista del Corriere della Sera, ha parlato di mafia, corruzione, politici e amministratori incapaci, burocrazia irresponsabile, ecc…, argomenti riportati nei suoi libri, tra i quali “La Casta”, di cui sono state vendute 1.300.000 copie, un record.

Al termine del dibattito, ho avuto l’occasione di parlare a quattr’occhi con lo scrittore e gli ho ricordato i suoi articoli pubblicati a seguito dei tre emendamenti alla Manovra Finanziaria, che il senatore teramano Paolo Tancredi, primo firmatario, presentò in Parlamento il 18 giugno 2010.

Il primo emendamento, “condono edilizio”, bollato da Gian Antonio Stella come “il più indecente di tutti i tempi”, allungava i termini della sanatoria 2013 e sospendeva tutti i procedimenti sanzionatori degli abusi perpetrati nelle Riserve naturali.

Il secondo emendamento, “diritto di prelazione”, proponeva, nei casi di confisca degli edifici abusivi, il diritto di prelazione per i responsabili degli abusi.

Il terzo emendamento, “condono fiscale tombale”, prevedeva la riapertura dei termini della sanatoria e degli omessi versamenti.

E quando gli emendamenti vennero ritirati a furor di popolo, il senatore Tancredi così si espresse nell’intervista pubblicata il 22 giugno 2010 da Gian Antonio Stella, chiamato Zio GAS dagli amici:

“… Ma io, anzi noi, neanche li abbiamo letti gli emendamenti, perché non c’è stato il tempo materiale. Li abbiamo solo firmati. Io sono un ambientalista, sono abruzzese e amo la montagna e il Gran Sasso che sta in un parco nazionale. Mai e poi mai mi sarei sognato di proporre un condono edilizio. Dentro ai Parchi e alle aree protette, poi…”.

Sulla scia tracciata dall’editorialista, scrissi anch’io un articolo dal titolo “L’assalto alla diligenza”, che ho poi riportato nel libro “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”.

E prima di salutare il gradito ospite, gli ho consegnato la copia dei suoi articoli pubblicati nel mese di giugno 2010, unitamente alla trascrizione delle risposte del senatore “ambientalista” Tancredi, intervistato da Rete8 per conoscere il suo pensiero su Ombrina, sul referendum e su No-Triv:

“Ombrina nuoce al turismo? Le piattaforme sono attrattori turistici per la fauna marina. Le leggi abruzzesi? Sono anticostituzionali anzi eversive. Il referendum? Sarò io a guidare il fronte Si-Triv”.

Abbiamo poi posato insieme per la foto, ci siamo stretti la mano, e nella dedica del suo libro, Gian Antonio Stella, oltre alla firma, ha scritto con la penna rossa “A Franco, con amicizia”.

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Le emulazioni di Enio Pavone: l’Economia fino all’osso, il Flagello di Dio e il Facite Ammuina

003 005Avere un Sindaco come il nostro è sicuramente un valore aggiunto che merita il doveroso apprezzamento dei rosetani. E qui di seguito sono riportate alcune delle tante strategie di Enio Pavone, messe in atto per emulare i personaggi e gli ordinamenti storici:

–  nel 2005, quando era Assessore socialista alle Finanze, e voleva eguagliare il famoso Ministro Quintino Sella e la sua politica di Economia fino all’osso, fece inviare 7200 avvisi per il Recupero delle aree di evasione ICI (in media un avviso per ogni famiglia). E quando la notizia venne pubblicata sulla stampa nazionale, l’opinione pubblica ebbe la netta sensazione di un’evasione tributaria generalizzata nella nostra città, tale da far impallidire certe località tristemente note.

Naturalmente, la stragrande maggioranza dei cittadini aveva già pagato il dovuto, e anche Forza Italia, l’attuale alleata, reagì con un durissimo comunicato, nel quale si leggeva “che prima di inviare gli avvisi di accertamento per l’aggiornamento delle rendite catastali, il Comune aveva l’obbligo di accertare quali fossero i soggetti realmente interessati”;

– diventato Sindaco liberalsocialista, ha approvato, con Delibera n. 93/2013, il Documento di Politica Ambientale, “consapevole delle notevoli bellezze naturali, patrimonio della città e dei cittadini”. Dopodichè, per emulare Attila, re degli Unni e flagello di Dio, ha dichiarato guerra ai nostri beni naturalistici e paesaggistici (la Riserva naturale Borsacchio docet).

E in quest’ultimo quadriennio, si è reso inadempiente alle Leggi n. 113/1992 e n. 10/2013, in quanto non ha celebrato la Giornata Nazionale degli Alberi, istituita per valorizzare il patrimonio arboreo in tutti i Comuni d’Italia. Inoltre, dopo aver conquistato il Premio Attila 2014, assegnato da Italia Nostra, ha programmato la mattanza degli alberi di via Colombo, di via Marina e del Lungomare, allo scopo di ricavare altri posti auto (in media due posti per ogni tre alberi abbattuti);

– il 13 novembre u.s., con Delibera n. 120/2015, il Primo cittadino ha voluto innovare l’ordinamento vigente nel Palazzo Comunale, per essere ricordato come l’autore della “Razionalizzazione di uffici e servizi comunali con conseguente revisione della dotazione organica e rotazione dei dirigenti” (che ha avuto il Parere Sfavorevole del Responsabile della Ragioneria).

E siccome saranno tantissimi i passaggi di quelli che andranno da un piano all’altro, da un settore all’altro e da un ufficio all’altro, gli stessi spostamenti sono tutti elencati nel Regolamento n. 6975 del 20.9.1841, denominato Facite Ammuina. Che vigeva a Napoli nella Real Accademia di Marina.

Anche questa volta c’è stata l’abituale emulazione del nostro Sindaco, e ne consegue che nel Palazzo comunale di Roseto, la deliberata Razionalizzazione funzionerà con le seguenti modalità:

“All’ordine Facite Ammuina, tutti chilli che stann’ a prora, vann’a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stann’ a sinistra vann’ a dritta; tutti chilli che stann’ abbascio vann’ ‘ncoppa e chilli che stann’ ‘ncoppa vann’ abbascio; chi nun tiene nient’ affa s’aremeni a ‘cca e a ‘lla”.

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