Roseto 25 aprile 2016: la storia dei nostri patrioti raccontata ai rosetani

Ricorre oggi il 71° anniversario della Liberazione dell’Italia, e grazie a Luigi Braccili, giornalista e scrittore, posso raccontarVi alcuni episodi del 1943 e del 1944.

L’amico Gigino, che ci guarda da lassù, li aveva minuziosamente descritti in due libri: “Abruzzo Kaput” e “La mia Guerra. Parlano i testimoni”, pubblicato a puntate dal quotidiano Il Centro.

Episodi che si aggiungono agli altri eventi accaduti durante il Risorgimento Italiano, che ho trovato nei documenti storici, e li ho riportati nel mio libro dal titolo “La Storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”.

Protagonisti sono stati i nostri patrioti, ed io li ho visti in sogno: erano affacciati ad un balcone, tra le nuvole.

In prima fila stavano 10 giovani, che nella notte del 14 gennaio 1944 si imbarcarono alla foce del Borsacchio, per superare via mare il fronte di guerra di Ortona e riabbracciare la Libertà.

E quando i tedeschi, sbucati da un canneto, cominciarono a sparare, si buttarono nell’acqua gelida.

Uno di loro, Biagio De Nigris, morì assiderato, e la mattina dopo il cadavere fu esposto a Roseto, per intimorire tutti quelli che volevano sottrarsi al giogo nazista.

Ci furono poi le perquisizioni e vennero arrestati 4 patrioti: Nazzareno Brandimarte, Fioravante Di Marco e i fratelli Camillo e Dino di Pietro, che aveva 17 anni.

Processati dal Tribunale Speciale di Teramo, furono condannati a morte, e in attesa dell’esecuzione vennero separati e rinchiusi nelle carceri de L’Aquila e di Regina Coeli.

Avevo allora 9 anni e conoscevo bene i condannati a morte: erano compagni di mio padre, anche lui pescatore, che ottenne la Croce al merito di guerra per aver combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio.

Il 13 dicembre 1943, un grave episodio si era verificato a Montepagano, quando furono fermati, durante un rastrellamento, Dante Candelori ed altri coetanei.

Li sorvegliava un soldato tedesco, che per riposarsi si tolse l’elmetto e appoggiò ad un albero il mitra.

Fu allora che il giovane rosetano, emulo del ragazzo di Portoria, raccolse un mattone e glielo scagliò ferendolo alla testa.

I fermati fuggirono tutti e i tedeschi presero 10 civili e li misero davanti ad un muretto, ma la fucilazione venne sospesa perché la ferita del soldato non era grave.

Dante Candelori  venne poi arrestato e condannato alla deportazione in Germania.

A testimoniare il coraggio dei nostri patrioti è stato il generale inglese Alexander, Comandante Supremo delle Forze Alleate, che firmò un documento dove si legge: “Questo certificato è rilasciato a Brandimarte Nazzareno, quale attestato di gratitudine e riconoscimento per l’aiuto dato ai membri delle Forze Alleate, che sono riusciti ad evadere o ad evitare di essere catturati dal nemico”.

Ho visto in sogno anche gli altri patrioti, e li ho riconosciuti.

C’erano, in seconda fila i Romualdi: il padre Ciro, medico e letterato, nato a Montepagano il 15 novembre 1805, e i suoi figli, Alessandro e Pasquale.

Il 2 agosto 1848, Ciro Romualdi entrò armato a Cologna, rimasta fedele al governo borbonico, e spiegò la bandiera tricolore gridando: “Viva l’Italia, viva la Libertà, viva Carlo Alberto”.

Venne processato dalla Corte Criminale di Teramo e riparò a Genova.

Tornato in Patria dopo 12 anni, fu l’ideatore del nome Rosburgo (Borgo delle Rose), in quanto non gradiva la denominazione Le Quote e l’ironico appellativo “cotaroli”.

I suoi figli, nel mese di settembre 1860, raggiunsero Napoli via mare, e a Capua si aggregarono allo schieramento garibaldino.

Nella storica battaglia del Volturno, Alessandro Romualdi, nominato luogotenente dei cavalleggeri, trascinò le avanguardie contro le linee borboniche.

Morì da eroe il 1° ottobre 1860, aveva 17 anni non ancora compiuti, e una stampa d’epoca lo ritrae mentre viene soccorso da un ufficiale garibaldino.

Pasquale Romualdi, ventenne, combattè a fianco del fratello, e dopo la morte di Alessandro, continuò la battaglia, che si concluse, vittoriosamente, il 2 ottobre.

Accanto ai Romualdi, c’era Giuseppe Devincenzi, patriota e grande personaggio del Risorgimento Italiano, che riuscì ad inserire la microstoria locale nella macrostoria nazionale.

Nel 1848, eletto deputato e segretario del Parlamento napoletano, firmò la protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto, durante i sanguinosi moti popolari contro il re Ferdinando II di Borbone.

Condannato dalla Corte Criminale di Napoli a 24 anni di ferri duri, dopo l’esilio collaborò con Camillo Benso conte di Cavour, e accompagnò il re Vittorio Emanuele II da Ancona a Teano, all’incontro con Giuseppe Garibaldi del 26 ottobre 1860.

Arrivato qui da noi il 16 ottobre, Giuseppe Devincenzi fece gli onori di casa quando il corteo reale passò sotto l’arco di trionfo eretto davanti alla sua villa, denominata poi Villa Mazzarosa.

Nel 1863 inaugurò la nostra Stazione, e fu ministro del Regno d’Italia nel 1867 e  dal 1871 al 1873, quando organizzò il trasferimento della Capitale da Firenze a Roma

Dietro la Villa Mazzarosa, c’è tuttora il casello ferroviario n. 318-205, che fungeva da stazione personale del ministro, per consentirgli un più facile e veloce collegamento con le sedi istituzionali e governative.

Come rosetano, li guardavo tutti con orgoglio, e anche loro mi guardavano, e mi accorsi che erano amareggiati.

All’inizio non capivo, ma poi ho compreso e condiviso la loro tristezza.

Purtroppo, l’Italia del XXI secolo, governata da tanti politici ed amministratori sprofondati nel fango, non è quella che avevano sognato quando lottavano per riacquistare la Libertà, e si offrivano all’estremo sacrificio.

Se però gli italiani saranno capaci, democraticamente, di fare piazza pulita dei corrotti e dei corruttori, allora i nostri patrioti potranno ritrovare, tra le nuvole, il sorriso della lontana fanciullezza.

Una menzione speciale merita il già citato Dino Di Pietro, uno dei più giovani condannati in Italia alla pena capitale.

Prima dell’esecuzione, riuscì a fuggire dalle carceri giudiziarie de L’Aquila, e tornò a casa dopo l’arrivo delle Forze Alleate, che occuparono Roseto il 15 giugno 1944.

E proprio oggi, 25 aprile 2016, ricorre il 18° anniversario della sua morte avvenuta il 25 aprile 1998.

Per non dimenticarli, il Comitato rosetano e l’ANPI, come negli anni scorsi, hanno voluto riscattare il vergognoso oblio delle Istituzioni.

E si sono fatti promotori di una stele, affinchè rimanga, a perpetua memoria, la doverosa testimonianza del nostro glorioso passato.

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Antonio Norante, Enio Pavone e le offese a Teresa Ginoble

Antonio Norante, Enio Pavone e le offese a Teresa Ginoble

Nel Comunicato Stampa del 13 aprile 2016, il Sindaco di Roseto, Enio Pavone, tributò importanti meriti al consigliere Antonio Norante e precisò: “… se avessi nella mia squadra altri 5 politici come Antonio Norante, non ci sarebbe bisogno di fare campagna elettorale, perché avremmo già vinto”.

Oggi, 23 aprile, in un Comunicato Stampa, lo stesso Sindaco e l’Amministrazione comunale “intendono fermamente stigmatizzare l’episodio avvenuto nel corso dell’ultimo Consiglio comunale del 21 aprile, ed esprimere solidarietà e vicinanza al consigliere Teresa Ginoble ed a tutte le donne che si sono sentite offese da certe parole (di Antonio Norante n.d.r.)”.

E meno male che del medesimo consigliere, nella sua squadra, anziché 5, ne ha soltanto uno.

Meditate gente, meditate!

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Italia Nostra e i miracoli della Politica: nominato il 2° Commissario della Riserva Borsacchio

(lettera inviata al Governatore D’Alfonso, all’Assessore reg.le dei Parchi e al Sindaco Pavone)

Oggetto: Deliberazione della Giunta Municipale del Comune di Roseto degli Abruzzi (TE) n. 33 del 24.3.2016 – Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio –Atto di indirizzo – Richiesta annullamento dell’atto e suoi provvedimenti conseguenti.

 

Il sottoscritto Presidente della sez. di Atri di Italia Nostra Onlus, Domenico Zenobio in merito all’oggetto osserva quanto segue:

 

Con atto n. 1080 del 22.12.2015, la Giunta Regionale d’Abruzzo nominava Commissario della Riserva naturale in oggetto, l’arch. Fabio Vallarola, ai sensi dell’art. 21 legge regionale n. 38/96.

 

Le motivazioni che hanno spinto la Giunta Regionale d’Abruzzo alla nomina in questione sono esaurientemente riportate nella delibera di che trattasi.

 

Il Commissario è stato nominato per 24 mesi e non ci risulta alcun atto di revoca dello stesso.

 

In data 24.03.2016 il Comune di Roseto emanava la Delibera municipale di cui all’oggetto, esautorando di fatto, e a nostro parere illegittimamente, il Commissario regionale nell’adempimento dei propri compiti.

 

E attribuendo all’ufficio di competenza il compito di affidare a terzi gli stessi compiti che sono di competenza del Commissario arch. Fabio Vallarola (Determine II Settore Tecnico – Comune di Roseto degli Abruzzi – n. 57, 58 e 59 del 4 aprile 2016)

.

Non ci risulta che l’Amm.ne comunale, prima di adottare la Delibera della Giunta municipale in parola, abbia contestato nelle sedi opportune la legittimità della nomina, da parte della Giunta regionale, del Commissario Vallarola, che pertanto, a nostro parere, è pienamente abilitato a svolgere le sue funzioni.

 

E nemmeno ci risulta che la Regione Abruzzo abbia revocato l’incarico al Commissario.

 

Alla luce di quanto sopra si chiede che la Regione Abruzzo annulli, nei modi e nei termini previsti dalla normativa vigente, la Delibera comunale in oggetto, e tutti gli atti finora emanati in conseguenza di tale atto.

 

Il Presidente di Italia Nostra Onlus

Domenico Zenobio

 

 

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Le tante motivazioni che inducono a votare SI al Referendum del 17 aprile 2016

(per limitare, e poi vietare, le trivellazioni petrolifere in mare e in terraferma)F.S.41 bis

Dopo gli oceanici cortei No Triv di Pescara e Lanciano, venne ripetuta a Roseto, l’11 agosto 2015, una grande manifestazione per dimostrare la ferma volontà della quasi totalità degli abruzzesi.

Che non vogliono vivere in un ambiente inquinato dal petrolio, a rischio sismico e subsidenza, e non vogliono rischiare la perdita delle principali risorse: turismo, pesca e agricoltura d.o.c.

Fu scelta la nostra Città, in quanto, ancora oggi, deve fare i conti con due istanze di ricerche petrolifere, denominate Villa Mazzarosa e Corropoli, che coprono l’intera fascia costiera, dalla battigia alla collina e dal Tordino al Vomano.

Inoltre, le istanze di ricerche in mare occupano tutto lo spazio antistante la costa rosetana.

E voglio vantarmi di essere stato il primo, e l’unico, a fotografare e a denunciare, nel 2005, i sondaggi petroliferi abusivi al confine del Parco Mazzarosa, nella Riserva naturale Borsacchio.

Purtroppo, l’11 Agosto 2015, sono saliti sul palco anche i sindaci Mastromauro e Pavone Attila, che avevano promosso, e approvato, la scellerata riperimetrazione della nostra area protetta.

Per quanto riguarda la petrolizzazione dell’Abruzzo, più del 50% del mare e della terraferma è interessato dalle istanze di ricerca, coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi, e gli abitanti dei 225 Comuni coinvolti sono più di un milione, l’80% dell’intera popolazione abruzzese.

E siccome il rischio petrolio continua ad essere la spada di Damocle sospesa sulla nostra Regione, non dobbiamo scordare le derive petrolifere, come quella causata dalla British Petroleum il 20 aprile 2010, che devastò il Golfo del Messico e la Florida Keys, le isole decantate da Hemingway.

“Una catastrofe irripetibile”, come vogliono farci credere, dimenticando che dopo l’affondamento della Deepwater Horizon, ci sono stati tantissimi episodi “irripetibili”, a cadenza quasi giornaliera.

In tali eventi, agli incidenti spesso mortali, e ai danni economici, occorre aggiungere la distruzione della fauna e della flora, e le ricadute negative dell’avvelenamento atmosferico, in termine di malattie respiratorie e tumorali, patologie della pelle, aborti spontanei e nascite premature.

E se dovesse accadere un disastro nell’Adriatico abruzzese, sarebbero devastanti anche le conseguenze sulle attività produttive, e si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro.

A tal proposito, quando il senatore Usa Cantwell, a seguito dei danni subiti nel Golfo del Messico, chiese alla British Petroleum: “Rimborserete i pescatori e i residenti? E l’industria del Turismo? E le attività correlate? E gli Enti locali?”. “Solo le richieste legittime” rispose Mckay, presidente BP.

Ed alla successiva domanda: “Cos’è una richiesta legittima?”, non ci fu alcuna risposta.

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Comunicato dell’Ass.ne Carrozzine Determinate inviato al Comitato “Salviamo via Colombo”

Associazione Carrozzine determinate 30-03-2016

Sui lavori di riqualificazione, che stanno interessando la Via Cristoforo Colombo di Roseto degli Abruzzi, si è reso necessario il nostro intervento.

E auspichiamo che i lavori vengano sospesi per ripensare il progetto, affinchè tenga conto delle problematiche inerenti la sicurezza e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Purtroppo non vi è stata l’opportunità di consultare il progetto, ma riteniamo sia estremamente sbagliato e pericoloso eliminare un marciapiede molto largo, comodo e sicuro, al fine di sostituirlo con un percorso pedonale a livello strada, nel quale le auto affiancherebbero i pedoni.

Inoltre rileviamo che la presenza di un parcheggio “a pettine” obbligherebbe le auto ad ampliare il loro raggio di manovra per l’ingresso-uscita dallo stesso, costringendo, quelle in percorrenza sulla Via Colombo, ad effettuare pericolose gincane con il rischio di investimento dei pedoni.

Abbiamo appreso che verrà realizzato un percorso pedonale con apposita segnaletica a terra, usufruibile anche dalle persone con disabilità.

Molte domande sorgono spontanee…

Significa che verranno create piste tattili per garantire autonomia a ipovedenti o a non vedenti? Che sarà garantito l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo, come prescritto dalla normativa vigente D.P.R. 503/1996, D.M. 236/1989?

Che, dunque, ci ritroveremo a contatto diretto con le auto, perché non è previsto nessun rialzo per la sicurezza?

E il percorso pedonale sarà costruito con pavimentazione diversa dall’asfalto?

Sarà largo almeno m. 1,50 come stabilisce il D.M.05/11/2001?

Se così non fosse, cosa accadrà qualora due carrozzine provengano da parti opposte?

Dovranno percorrere la carreggiata delle auto, con notevoli rischi per la propria incolumità, per poter passare?

Rileviamo inoltre che sul lato ovest sono previsti parcheggi a pettine a raso in prato, con il prevedibile rischio che le carrozzine sprofondino nelle piastrelle incastonate nella terra.

Ricordiamo, in merito, che il D.P.R. 236/89 impone l’obbligo della scelta qualitativa dei materiali proprio per garantire l’accessibilità e l’indipendenza.

La scelta accurata del materiale è pertanto essenziale per evitare di costituire delle barriere, e per garantire sicurezza per tutti, anche per i bambini e mamme con passeggino.

Abbiamo anche appreso che verranno installati parcheggi per persone con disabilità.

Ricordiamo al Sindaco che non trattasi di gentile concessione, ma è dovuto per legge!

Addì, 29 marzo 2016

Claudio Ferrante, Presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo

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A Roseto la distruzione del Creato perseguita dal Sindaco e dall’Assessore all’Ambiente

e la risposta dei candidati Sindaci, dei cittadini e delle Associazioni……

foto di Franco Sbrolla.
Sulla scia di tre candidati Sindaci, tantissimi cittadini, e tante Associazioni, hanno fatto sentire la loro voce contro il progetto ideato dal Sindaco Pavone e dall’Assessore Fornaciari.
Che dopo la mattanza dei pini del Parco Bixio, vogliono abbattere anche gli alberi di via Colombo.
In totale dissonanza con l’Enciclica Laudato Sì’, indirizzata all’intera umanità dal Papa Francesco, che si è così espresso:
“E’ ammirevole la creatività e la generosità di persone e gruppi che sono capaci di ribaltare i limiti dell’ambiente. Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico e culturale, ugualmente minacciato. Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”.
Sullo stesso tema , lo scrittore Elèmire Zolla, nel libro Lo Stupore Infantile, riporta l’immenso fascino del nostro mare, pur esso in sofferenza in quanto contaminato dalle trivelle e dai rifiuti tossici, e il suo eterno fluire, lo sconfinato orizzonte, la musicalità del frusciare o l’impeto violento degli schianti delle onde”.

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ROSETO DEGLI ABRUZZI, il regalo Pasquale di Pavone & Fornaciari

ROSETO DEGLI ABRUZZI, il regalo Pasquale di Pavone & Fornaciari, vincitori del Premio Attila, assegnato da Italia Nostra.
E il conseguente squallore di via Colombo, senza alberi e marciapiede.

foto di Franco Sbrolla.
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I “parcheggi modulari” di via Colombo

I “parcheggi modulari” sono i soliti ed abusati specchietti per le allodole! E chi se ne frega degli abitanti di via Colombo?

foto di Umberto Braccili.
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Comunicato stampa di Rosaria Ciancaione Candidato Sindaco di Roseto degli Abruzzi

…quel marciapiede fatto a pezzi…RICOSTRUIAMOLO e restituiamo a Roseto un pezzo di storia e d’amore

foto di Rosaria Ciancaione Candidato Sindaco.

Voglio tornare su via Colombo perchè rappresenta un pezzo troppo importante della nostra città. Una storia fatta a pezzi, come quel marciapiede…Cosa pensate di tanti, troppi aspetti trascurati?

Ciancaione: “Si rischia di congestionare la viabilità sul lungomare”

“Un’opera di riqualificazione avulsa dal contesto, decisa a tavolino, che in più rischia di innescare elementi di criticità nel sistema viario urbano”. Non si abbassa la protesta di #amoroseto e della candidata sindaco Rosaria Ciancaione sui lavori in Via Colombo. “Il progetto deciso da questa amministrazione spazza via l’identità di un luogo ricco di memoria e inoltre rischia di creare un vulnus nella viabilità cittadina. Concentrare tanti parcheggi nel cuore della città, senza predisporre un’adeguata viabilità di accesso, significa innescare forti disagi al traffico con intasamenti e inquinamento soprattutto nel periodo estivo”- dice Rosaria Ciancaione-“ Molti cittadini e il comitato “Salviamo via Colombo” sono contrari all’eliminazione del marciapiede sul lato ovest e al taglio dei numerosi pini. Per questo motivo noi di #amoroseto, come da rendering elaborato dal giovane Angelo Marcone (che vedete allegato al post), presentiamo alla cittadinanza un’idea alternativa per via Colombo. Si parte da una minima riduzione del marciapiede del lato ovest, che consente sempre il passaggio in sicurezza dei pedoni e delle carrozzine, per creare una carreggiata più larga, inoltre si aggiunge un “roseto” rampicante sullo stesso lato, proprio come una volta, e dei nuovi punti luce a led per l’illuminazione della passeggiata, mentre gli alberi pericolanti vengono sostituiti con nuove piantumazioni”. Rosaria Ciancaione critica anche il mancato coinvolgimento dei cittadini nella fase di progettazione: “ L’amministrazione ha presentato gli elaborati alla città quando il progetto era già esecutivo, dimostrando l’assoluta mancanza di attenzione verso i bisogni effettivi della collettività e dei residenti. Noi siamo convinti del contrario e pianificheremo i lavori sul territorio con i cittadini, facendoci ambasciatori dei bisogni e delle richieste della collettività”.

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Roseto degli Abruzzi, 21 marzo 2016: una data da non dimenticare

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Dopo l’abbattimento dei maestosi pini del Parco Bixio, sono iniziate la demolizione del marciapiede e la mattanza degli alberi di via Colombo.
E alle 13,30, Pavone Attila ha visitato la scena del crimine, per dimostrare che gli assassini vanno avanti, ma tornano sempre sul luogo del delitto.

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