Roseto degli Abruzzi e il Borsacchio: per non dimenticare

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PER NON DIMENTICARE, sono tornato a visitare il Cimitero militare canadese a Ortona e il Cimitero militare inglese a Torino di Sangro.
Nel Camposanto britannico c’erano due anziani, un uomo e una donna, che avevano deposto su una tomba la bandiera inglese.
Si tenevano per mano, piangevano, e con l’altra mano accarezzavano la lapide.
Quando hanno lasciato il cimitero, sono rimasto solo in mezzo alle migliaia di tombe dei caduti in battaglia.
Un’atmosfera surreale che mi ha fatto pensare a mio padre, e alla sua Croce al merito di guerra. Concessa dal C.S.M. della Marina Militare, per aver combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio.
E mentre i miei occhi si riempivano di lacrime, le mie mani, spontaneamente, hanno cominciato ad accarezzare quelle lapidi dove non c’erano i nomi.
Ma c’era soltanto la scritta “A SOLDIER” (Un Soldato).
Lapidi in memoria dei militari non identificati, che non potranno avere le carezze dei famigliari.
Oggi, 15 giugno 2015, ricorre il 71° anniversario della liberazione di Roseto.
Una data storica, sempre dimenticata dall’attuale Amministrazione comunale.
Che ha ignorato anche il libro “Abruzzo Kaput” del giornalista-scrittore Luigi Braccili.
Un’Amministrazione imbelle ed aliena, che non ha mai ricordato i giovani patrioti rosetani.
Che a rischio della vita si imbarcavano di notte alla foce del Borsacchio.
Per superare via mare il fronte di guerra di Ortona e riabbracciare la libertà.
Grazie alle truppe alleate, oltre alla Libertà abbiamo riacquistato anche la Democrazia.
Ma quale democrazia se in Italia tanti politici ed amministratori, eletti dai cittadini, sono diventati corrotti e corruttori?
Quale democrazia se la maggioranza degli elettori è disgustata, e non va a votare o vota scheda bianca?
Quale democrazia, basata sull’uguaglianza, se i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri?

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