La stazione di Roseto, i grandi personaggi e la lettera inviata a Gioia Ghezzi presidente F.S.

002002Preg.ma dott.ssa, Le faccio anzitutto i miei complimenti per la Sua nomina a presidente delle Ferrovie dello Stato, avvenuta il 27 novembre 2015. E siccome Lei è nuova di zecca, voglio metterLa al corrente di alcuni provvedimenti delle Fs, che  riguardano la stazione di Roseto degli Abruzzi, fotografata con i vetri opportunamente velati.

Si tratta infatti della chiusura della sala d’attesa, effettuata durante l’estate 2014 per “porte vandalizzate”. Ma poi, con l’installazione della videosorveglianza, ci fu la riapertura.

Senonchè, alla fine di agosto 2015, c’è stata una nuova chiusura “per lavori di ristrutturazione e disinfestazione”, mai iniziati e inutili in quanto la sala era in buone condizioni. E siccome qui i treni non si  fermano di notte, per evitare i danni si doveva solo chiuderla la sera e riaprirla la mattina.

Da quel giorno i viaggiatori in partenza continuano a vagare nell’atrio a temperatura ambiente, che specie per gli anziani, i bambini e i malati, è troppo calda d’estate e troppo fredda d’inverno.

Si dice in giro che la sala d’attesa rimarrà chiusa per sempre, e non riapriranno, “per ragioni igieniche”, nemmeno i bagni pubblici. E quali sono le ragioni igieniche se i viaggiatori, costretti a liberarsi dei loro bisogni appena saliti sui treni, fanno aumentare l’inquinamento fecale e urinario?

Ne discende che i provvedimenti adottati sono ingiustificati e riprovevoli, e mi sembra doveroso riportare l’intreccio virtuoso tra le Ferrovie del XIX secolo e un nostro grande personaggio, Giuseppe Devincenzi (1814 – 1903), patriota, deputato, senatore e ministro del regno d’Italia.

Tornato dall’esilio nel 1860, collaborò con Camillo Benso conte di Cavour (1810 – 1861), al quale illustrava i suoi progetti per le trasformazioni da compiersi con le costruzioni ferroviarie, che aveva già pubblicato nel 1847 sulla rivista “Il Gran Sasso d’Italia”. E il grande statista piemontese approvava e ripeteva due frasi storiche: “La civilizzazione dell’Italia comincia con le stazioni” e, in francese, “L’influence des chemins de fer s’étendra sur tout l’univers”.

Morto Cavour, Giuseppe Devincenzi continuò la sua missione, e nel 1863 inaugurò la stazione di Roseto, che dal 22 maggio 1860 si chiamava Le Quote di Montepagano, poi Rosburgo (Borgo delle Rose) dal 22 maggio 1887 e infine Roseto degli Abruzzi dal 20 febbraio 1927.

La stessa stazione diventò un importantissimo scalo della linea ferroviaria Ancona – Pescara:  uno scalo dove sono passati i flussi turistici e tante vicende storiche del XIX e XX secolo. E dietro la villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa, c’è tuttora il casello n. 318-205, che fungeva da stazione per consentire al Ministro un più agevole collegamento con le sedi istituzionali e governative.

Inoltre, un altro grande personaggio fu Giovanni Thaulero (1860 – 1905), il mecenate che volle Rosburgo “modernamente civile”, e finanziò l’illuminazione pubblica e diverse opere sociali.

E adesso, come Devincenzi e Cavour, si starà rivoltando nella tomba.

Voglio anche precisare che la città di Roseto (26.000 abitanti) è la più popolata della Provincia di Teramo, ad eccezione del capoluogo, e la stazione è il punto cardine della mobilità collettiva. Punto cardine che deve appagare le esigenze di circa 100.000 persone, tra residenti, turisti e abitanti dei Comuni della vallata del Vomano.

Purtroppo, è stata smantellata proprio la stazione di Roseto, mentre nelle stazioni limitrofe di Giulianova e Pineto, che hanno un minor numero di residenti, sono tuttora aperte le sale d’attesa, e a Giulianova anche la biglietteria.

Grazie alle loro Amministrazioni comunali, che hanno difeso i diritti dei viaggiatori e dei cittadini.

Sicuramente, la nostra Amministrazione non è imbelle ed aliena, e i nostri Amministratori lavorano sodo “per cambiare Roseto”.

Un lavoro trasparente e certosino, per separare i cittadini meritevoli dai non meritevoli, al fine di assegnare ai primi una concessione, un appalto, un lembo di spiaggia, una Riserva naturale, ecc…

Preg.ma dott.ssa, adesso sa benissimo che la nostra stazione è diventata “La Stazione della Vergogna”, e sarà Suo compito riscattare i provvedimenti che hanno causato disagi ai viaggiatori e danni irreparabili all’immagine di Roseto, sprofondata a livello dei paesi incivili.

Eppure, il progetto avviato nel 1980 dalle Ferrovie dello Stato, per affidare gratuitamente agli Enti locali le stazioni non presenziate dai ferrovieri, ha raccolto l’adesione di tantissimi Comuni.

Ed essendo “impresenziata” anche la nostra stazione, ne consegue il diritto dei viaggiatori, che pagano il biglietto alle Fs, e il diritto dei cittadini, che pagano le tasse allo Stato e al Comune, di sapere se la responsabilità dell’accaduto ricade sulle Fs, oppure sull’Amministrazione comunale.

Come cittadino e viaggiatore, attendo una cortese risposta, e Le invio cordiali saluti.

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