Il tempo è passato… Rosburgo si chiama Roseto… e se volessimo, domani, veramente ritrovare l’Abruzzo, quello dolce, forte e bellissimo, che mise i suoi limpidi cieli d’aurora e di tramonto, le sue montagne impassibili e le sue sconfinate marine intorno al primo fiorire della nostra giovinezza, dovremmo forse guardarci soprattutto nel cuore.

(dal libro “L’Abruzzo nel mio cuore” di Beatrice Testa)

La Riserva naturale Borsacchio e la legge Rabbuffo-Ruffini-Venturoni

Colgo anzitutto l’occasione per ringraziare i cinque consiglieri regionali (Maurizio Acerbo, Walter Caporale, Franco Caramanico, Cesare D’Alessandro e Antonio Saia) che l’8 maggio u.s. si sono battuti, fino a notte fonda, per salvare la Riserva naturale Borsacchio dalle mire speculative della Consorteria degli Affari, già condannata dal Tribunale di Teramo con sentenza del 24/01/2012.

Agli altri 26 consiglieri, che hanno votato a favore della riperimetrazione, pur non conoscendo la storia dell’area protetta, voglio raccontare alcuni episodi documentati.

Dopo la legge istitutiva della Riserva, n.6 dell’8 febbraio 2005, e quella correttiva, n.11 del 3 maggio 2006, venne approvata la legge n. 27 del 9 agosto 2006, dove fu inserito, surrettiziamente, un emendamento ad personam firmato da Antonio Boschetti, assessore del Pd, e Camillo Cesarone, capogruppo regionale del medesimo partito.

In conseguenza della variazione apportata, che rimandava ad una nuova perimetrazione l’efficacia della legge istitutiva, sono state realizzate diverse opere non compatibili all’interno della zona di integrale conservazione del luogo e del biotipo, già vincolata con i D.ti Min.li del 1963 e del 1969.

Il 20 novembre 2010, Boschetti e Cesarone, coinvolti nella Sanitopoli abruzzese, sono stati rinviati a giudizio, e il 29 aprile 2011 è iniziato il processo presso il Tribunale di Pescara.

Successivamente, il consigliere regionale Berardo Rabbuffo, politico “ballerino” in quanto, eletto nel listino di Gianni Chiodi, e passato poi dal Pdl a Fli, al Polo per l’Abruzzo e di nuovo a Fli, ha presentato la proposta di legge n. 78/2009 per riperimetrare la Riserva Borsacchio, trasformandola in una specie di Orto Botanico e lasciando tutto il resto nelle mani  della speculazione edilizia.

Occorre però riconoscere che l’architetto Rabbuffo aveva  la professionalità e competenza per rendere fruibile a tutti i cittadini l’area protetta.

Infatti, fino al 16 febbraio 2006, quando era vicesindaco di Teramo e responsabile della discarica comunale, aveva continuato a rassicurare i teramani affermando che la discarica La Torre non sarebbe mai crollata. Questa crollò invece il giorno dopo, venerdì 17 febbraio, riversando 450.000 mc. di rifiuti nel laghetto sottostante, mentre i liquami, incanalandosi nei fossi, finirono nel fiume Vomano che sbocca proprio a Roseto.

Il 24 febbraio 2009, Berardo Rabbuffo è stato rinviato a giudizio per reati che vanno dal crollo colposo alla deturpazione delle bellezze naturali.

Nello stesso processo, tuttora in corso, sono imputati, a vario titolo, il Governatore dell’Abruzzo, Gianni Chiodi, allora Sindaco di Teramo, e  Claudio Ruffini, all’epoca Presidente della Provincia.

E’ stato poi Lanfranco Venturoni, capogruppo regionale del Pdl, a presentare il progetto di legge n. 272/2011, molto conciso e molto espressivo: “Art. 1 (abrogazione art. 69 L.R. n. 6/2005)”.

Guarda caso, il giorno dopo, 15 aprile 2011, la Procura della Repubblica di Pescara ha chiesto il suo rinvio a giudizio, in quanto coinvolto nella Rifiutopoli d’Abruzzo quando era assessore regionale alla Sanità. Il 31 maggio p.v. il GUP del Tribunale di Pescara renderà note le sue decisioni.

Il 10 maggio 2011, un altro progetto di riperimetrazione venne presentato alla II Commissione regionale. Firmatari i 6 consiglieri del Pd: D’Alessandro, Ruffini, Di Luca, D’Amico, Di Pangrazio e Sclocco.

Comprendo perfettamente che il giorno successivo alla batosta elettorale del 6 e 7 maggio u.s., i consiglieri regionali volessero riaffermare il loro potere, ma, prendersela con la nostra area protetta, rea di aver solo respinto gli appetiti di alcuni speculatori, è sembrata una reazione del tutto ingiustificata.

Nel contempo, la soddisfazione condivisa dal sindaco di Roseto Enio Pavone, liberalsocialista di centrodestra, e dal sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro del Pd, entrambi in concorso per l’assegnazione del Premio Attila, mi ha fatto tornare in mente le parole del grande giornalista e scrittore Enzo Siciliano, che stigmatizzavano la distruzione delle coste d’Abruzzo: “Vi ricordate Mani sulla città di Francesco Rosi? In cassetta si trova facilmente, vale la pena ripassarselo”.

L’approvazione della legge Rabbuffo-Ruffini-Venturoni è stata l’ennesima dimostrazione che, come ha scritto il filosofo Dario Antiseri, “le bandiere dei grandi principi si sono trasformate in involucri di prebende o di interessi inconfessabili”. E l’antipolitica sommergerà, fra non molto, l’attuale politica.

Dall’8 maggio in poi, dovrà preoccuparsi anche il Governatore Gianni Chiodi, che avendo alzato più di 100 volte il braccio per bocciare gli emendamenti presentati dai cinque consiglieri dell’opposizione, non potrà continuare a rappresentare degnamente la nostra Regione Abruzzo, che tuttora, nel sito web istituzionale, così si esprime: “… la riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico”.

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La storia della Riserva naturale Borsacchio raccontata ai consiglieri della Regione Abruzzo

All’inizio del 1800, l’area compresa tra il fiume Vomano e il torrente Borsacchio era amministrata dall’Università di Montepagano, mentre la zona più a nord, dal Borsacchio al fiume Tordino, era governata dall’Università di Giulia nuova. Con varie leggi emanate nel 1806, e con quella del 24 gennaio 1807, la Riforma Amministrativa promossa dal re di Napoli Giuseppe Bonaparte, fratello del più famoso Napoleone, assegnava all’Università di Montepagano l’intera area Tordino – Borsacchio, allo scopo di favorire una migliore distribuzione territoriale.

Ne seguirono, da parte dei giuliesi che si sentivano pesantemente danneggiati, diversi ricorsi portati avanti fino al termine del cosiddetto “decennio francese” (1806 – 1815).

Ciononostante, le scelte compiute in quegli anni non furono più cambiate e il comprensorio Tordino – Borsacchio entrò a far parte della già esistente Marina di Montepagano.

Le prime tracce documentate di quel territorio vanno ben oltre il 1800, e sono riportate nei quattro libri dal titolo “La Guerra Gotica”, combattuta nel VI secolo, che lo storiografo Procopio di Cesarea aveva scritto negli anni 551 – 553 d.C.

I Goti, popolazione germanica, erano suddivisi in due rami: ostrogoti e visigoti. Nel 489 d.C. gli ostrogoti, dopo aver superato le Alpi, occuparono tutta l’Italia e nel 535 cominciarono a scontrarsi con gli eserciti dell’imperatore bizantino Giustiniano, comandati dai generali Belisario e Narsete.

I bizantini, dopo aver conquistato la Sicilia e l’Italia meridionale, occuparono Roma nel 536, e l’anno dopo 2000 cavalieri, al comando del duca Giovanni, oltrepassarono gli Appennini e svernarono nel Piceno. Come racconta Procopio, testimone oculare in quanto segretario di Belisario, il duca Giovanni, magister militum (maestro dei soldati), passò di vittoria in vittoria, e nel 538 devastò tutta la costa, da Ortona fino a Rimini.

E a nulla valse la debole difesa opposta dai presidi ostrogoti disseminati nel Picenum teramano e nelle altre province. Il conflitto non fu però a senso unico, ma, alla fine, nel 553 d.C., i bizantini sconfissero l’esercito ostrogoto nella battaglia campale dei Monti Lattari in Campania.

A confermare gli avvenimenti riportati nei libri dello storiografo di Cesarea, è stato il ritrovamento, avvenuto alla fine del 1896 nei pressi di Cologna, di un elmo ostrogoto e di altri manufatti.

L’elmo è stato poi catalogato come Spangenhelm (casco a fasce) del tipo Bandenhelm.

Costituito da un frontale e da sei fasce laterali, le figure impresse a punzonatura illustrano scene di caccia, simboli cristiani, personaggi ed animali feroci e mansueti, grappoli d’uva e rami di palma.

Nel tempo l’elmo ostrogoto fu oggetto di varie compravendite, ed è tuttora conservato ed esposto al pubblico nel Museo Storico di Berlino, che accoglie ogni anno più di un milione di visitatori.

Tra le poche innovazioni che nel XIX secolo mutarono l’aspetto dell’area Cologna – Borsacchio, sono degne di menzione la villa Devincenzi con il parco a mare, e l’attigua “cantina” con la famosa botte da 1000 ettolitri. Ispiratore ed artefice il senatore Giuseppe Devincenzi, agronomo versatile, patriota e uomo politico, che operò unitamente a Silvio Spaventa e Camillo Benso conte di Cavour, e rivestì più volte la carica di Ministro durante il regno di Vittorio Emanuele II.

E  poiché temo che qualche consigliere regionale possa ignorare i tanti riferimenti storici collegati alla Riserva naturale Borsacchio, ritengo opportuno riportare la sintetica biografia di uno dei grandi protagonisti del Risorgimento italiano.

Nato a Notaresco nel 1814, in una famiglia borghese con vasti possedimenti dalla Marina di Montepagano alle colline teramane, Giuseppe Devincenzi studiò prima a Teramo e poi all’Università di Napoli. Nel 1848, eletto deputato e segretario del Parlamento napoletano, abbracciò le idee liberali e fu uno dei firmatari della protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto, durante i sanguinosi moti popolari del 15 e 16 maggio contro il re Ferdinando di Borbone. Condannato dalla Corte Criminale a 24 anni di ferri duri, andò esule in Francia, e poi in Inghilterra, dove conobbe e frequentò tre illustri uomini politici: William Ewart Gladstone, Henry John Temple Palmerston e John Russel.

Tornò in Patria dopo dodici anni e collaborò con Cavour all’impresa napoletana. Portò la Commissione Abruzzese ad Ancona da Vittorio Emanuele II e accompagnò il re all’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, facendo gli onori di casa quando il 16 ottobre 1860 il corteo reale, dopo il pernottamento a Giulianova, passò sotto l’arco di trionfo eretto vicino alla sua villa.

Deputato del Regno d’Italia nel 1861, fu Ministro dei Lavori Pubblici nel 1867 e dal 1871 al 1873, organizzò il trasferimento dello Stato Sabaudo da Firenze a Roma e diede forte impulso alla viabilità e alla bonifica delle zone paludose.

Da Senatore, e poi da Ministro, iniziò a progettare una ferrovia che dalla Marina di Montepagano doveva raggiungere L’Aquila e Roma attraverso la vallata del Vomano, ma la netta opposizione di un altro parlamentare, Franceso Sebastiani di Montorio, che era invece favorevole alla costruzione della Giulianova-Teramo-L’Aquila-Roma, lo indusse ad accantonare il progetto.

Nel 1873, in seguito ad un voto di sfiducia della Camera durante il dibattito sulla nuova linea ferrata Roma-Gaeta-Napoli, rassegnò le dimissioni da Ministro e si ritirò a vita privata, anche per seguire da vicino la nipote Maddalena, rimasta orfana nel 1872.

Dietro la villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa in quanto sua nipote sposò il marchese Antonio Mazzarosa di Lucca, fa ancora bella mostra di sé un altro importante cimelio, il casello ferroviario n. 318-205, che fungeva da stazione per consentire al Ministro un più facile e veloce collegamento con le sedi istituzionali e governative.

E bene ha fatto il Comitato Riserva Naturale Borsacchio, durante gli incontri per il “Piano d’area della media e bassa Valle del Tordino”, a chiedere il ripristino di quel casello.

C’è infatti un treno che sembra fatto apposta per fermarsi davanti a quella “stazione storica”: il Treno della Valle, colorato, allegro e vacanziero, che collega, nel periodo primavera-estate, l’Adriatico alla Valle del Sangro, e che porta turisti e scolaresche a visitare un campionario inestimabile di paesaggi abruzzesi (costieri, collinari, lacustri, boschivi e montani).

E una fermata davanti al parco a mare Devincenzi, ridenominato Mazzarosa e primo nucleo della Riserva naturale Borsacchio, renderebbe ancora più mirabile l’intero percorso ecoturistico.

E’ bene a questo punto precisare che, fino alla metà del XX secolo, lo stupendo paesaggio a nord del torrente Borsacchio era frequentato solo dai pochi abitudinari che amavano immergersi nel silenzio e nella natura inalterata. Raccontavano inoltre, i novelli esploratori, di aver provato sensazioni così piacevoli da indurli a riconsiderare ed a minimizzare le varie angustie della vita.

In conseguenza di quel misterioso elisir, che attirava sempre più turisti nel periodo estivo, il 27 marzo 1963, su delibera della Commissione provinciale di Teramo per la protezione delle bellezze naturali, veniva emanata, con Decreto Ministeriale, la Dichiarazione di notevole interesse pubblico della fascia costiera da Cologna Spiaggia a Roseto degli Abruzzi.

In data 25 ottobre 1969, un nuovo Decreto estendeva fino alla collina il vincolo già imposto, riconoscendo che le due zone, quella costiera e quella collinare, “formano un complesso di punti di belvedere pubblici e di quadri naturali di incomparabile bellezza, interdipendenti fra loro per il concorrere degli stessi punti di vista: dal mare e dalle strade in pianura verso i colli e le alture dell’interno, dalla strada statale e dalla ferrovia verso il mare e le alture suddette e infine da queste ultime e dai loro molti versanti verso la pianura, il mare e il vario andamento della costa e della spiaggia. Tutto concorrente a formare un eccezionale insieme di bellezze panoramiche”.

La particolare espressività della descrizione, raramente riscontrabile in altri contesti giuridico-ministeriali, ci fa comprendere che solo il fascino di quell’area poteva riuscire a trasformare l’abituale frasario burocratico in una ben distribuita composizione di versi poetici.

Sullo stesso tema ci sono molte altre testimonianze, ma, per non allungare troppo il racconto, ho preferito riportarle nei capitoli de “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”, che continuo a pubblicare nel mio portale, insieme ai tanti articoli correlati.

Riguardo ai progetti di legge presentati da Rabbuffo, Venturoni e Ruffini, posso solo aggiungere che sono proposte scellerate, in quanto intendono soccorrere i responsabili di abusi perpetrati all’interno dell’area protetta. Che hanno, più volte, richiamato l’attenzione della Magistratura, e sono stati condannati dal Tribunale di Teramo con sentenza del 24 gennaio 2012.

Purtroppo, il fango della politica non ha risparmiato neppure l’Abruzzo in queste ultime consiliature, e molti sono gli eletti indagati, rinviati a giudizio e sotto processo.

Sono però certo che la stragrande maggioranza degli attuali consiglieri regionali non ha niente da spartire con coloro che debbono rendere conto alla Giustizia. E sono anche sicuro che, nel Consiglio regionale del 17 aprile,  i consiglieri virtuosi si atterranno al dettato dell’art. 54 della Costituzione: “ I cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore …”.

Sui progetti di legge che riguardano la Riserva naturale Borsacchio, Gianni Chiodi, lider maximo, ha fatto capire che non vuole intromettersi.

Errore gravissimo, perché Chiodi non è il Presidente di una regione qualsiasi, ma è il Governatore dell’Abruzzo, la Regione dei Parchi e delle Riserve, conosciuta come Regione verde dell’Europa.

E quindi aveva, ed ha tuttora, il dovere istituzionale di salvaguardare ed ampliare il patrimonio naturalistico e paesaggistico della nostra regione. Anche perché, come hanno scritto 103 economisti, di cui 3 premi Nobel, al Presidente U.S.A.: “Creare nuove aree protette contribuisce, in maniera decisiva, al futuro economico e al vantaggio competitivo dei territori interessati”.

Ma forse il nostro Presidente ha dimenticato quanto riportato nel sito web ufficiale a proposito della nostra area protetta. Voglio allora rinfrescargli la memoria elencando le peculiarità illustrate, ancora oggi, dalla Regione Abruzzo al mondo intero:

“La Riserva naturale del Borsacchio tutela l’incontaminata bellezza… protegge uno dei rari tratti di costa e terreni rimasti liberi dall’urbanizzazione incontrollata… è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente… ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento… ha lo scopo di promuovere la bellezza naturale per il sostegno all’economia turistica… i benefici attesi sono previsti dalla stessa legge istitutiva finalizzata all’occupazione di disoccupati e inoccupati… obiettivo raggiungibile con i nuovi progetti di rete come il Corridoio verde… il variopinto Treno della Valle potrebbe raggiungere la “stazione storica” di Roseto… la Riserva, come cerniera di un nuovo percorso ecoturistico, per il futuro collegamento tra le aree protette teramane e il Parco della Costa Teatina”.

Carissimo Governatore, finora hai fatto come Ponzio Pilato, che disse: “Non sono responsabile di questo delitto; vedetevela voi!”. Confido però, tuttora, in un tuo ravvedimento.

E’ sempre meglio intervenire tardi piuttosto che mai: in Consiglio si parrà la tua nobilitate!

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La storia petrolifera di Roseto raccontata in anteprima ai rosetani

La storia petrolifera di Roseto inizia nell’autunno del 2005, quando scattai questa foto che ritrae alcuni tecnici intenti ad innalzare un castelletto per effettuare sondaggi abusivi al confine del parco a mare Mazzarosa.

Dico abusivi perché la Guardia Forestale e i Carabinieri, che intervennero dopo averli avvisati, compilarono due distinti verbali, in quanto il mezzo cingolato, carico di attrezzi, aveva attraversato tutta l’area demaniale senza alcun permesso, e i lavori in corso erano vietati all’interno della Riserva naturale Borsacchio.

I sondaggi ebbero sicuramente un positivo riscontro e il 29 novembre 2005, la società Energia della Concordia presentò al Ministero dello Sviluppo Economico l’istanza denominata “Roseto degli Abruzzi”, per la ricerca di idrocarburi in un’area di 13,4 Kmq., dalla battigia alla collina, che partendo da Cologna arriva fino a Scerne di Pineto.

A seguire, in data 7 marzo 2006, le societa Cor.pro.Italia e Terracon presentarono un’istanza congiunta denominata “Sant’Anna”, mentre una terza istanza, denominata “Villa Mazzarosa”, arrivò il 31 marzo 2006 dalla società Intergas Più (diventata poi Medoilgas Italia).

Le tre istanze erano identiche e il Ministero scelse l’ultima arrivata, che il 9 maggio 2006 iniziò il procedimento. Il 13 dicembre, l’esame del Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia diede parere favorevole e il 18 ottobre 2007 l’ing. Fausto Ingravalle, direttore dell’Ufficio F3, firmò la lettera indirizzata alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente, che comunicava il programma di lavoro espresso dal CTIG .

La moratoria sulle ricerche petrolifere, imposta dalla L.R. n. 2 del 10 marzo 2008, e dalle successive integrazioni, fece sospendere l’iter fino al 31 dicembre 2009, ma poi, con un’altra lettera inviata il 12 febbraio 2010, il Ministero comunicò alla Regione Abruzzo la ripresa del programma.

Con lo stesso procedimento ministeriale, alcune società avevano ottenuto, nella Regione Basilicata, i permessi per le ricerche di idrocarburi, e siccome anche lì esisteva un’area protetta, lo stupendo Parco Nazionale della Val d’Agri – Lagonegrese, il parco è stato più volte riperimetrato.

Adesso, in quel territorio,  ci sono 60 pozzi petroliferi in attività, che, unitamente al Centro Oli di Viggiano, con le sue esalazioni tossiche e i continui riversamenti inquinanti, hanno stravolto la qualità della vita dei residenti. Qui da noi, l’alfiere della riperimetrazione è stato il consigliere regionale Berardo Rabbuffo, eletto nel listino di Gianni Chiodi e passato poi dal PdL a Fli, che il 29 ottobre 2009 ha presentato un progetto di legge per ridurre la superficie della Riserva Borsacchio da 1187,67 a 314,81 Ha.

Il 14 aprile 2011, un altra proposta, presentata dal capogruppo del PdL Lanfranco Venturoni,  prevede la totale cancellazione dell’area protetta.

Mancava il contributo del Pd, che è arrivato il 12 maggio 2011, con un progetto di riperimetrazione firmato dal capogruppo Camillo D’Alessandro e dagli altri cinque consiglieri: Ruffini, Di Luca, D’Amico, Di Pangrazio e Sclocco.

Ultimo, fra cotanto senno, il sindaco liberalsocialista di Roseto, Enio Pavone, che il 15 dicembre 2011 ha fatto approvare, dalla maggioranza del Consiglio comunale, la sua proposta di riperimetrazione a macchia di leopardo.

Il Sindaco si è poi vantato di aver ampliato l’estensione della Riserva inserendovi le alture calanchive, ma, nel contempo, per favorire la Consorteria degli Affari, ha ridotto  di alcuni Kmq.  la fascia costiera, già riconosciuta “di notevole interesse pubblico” dal Decreto Ministeriale del 27 marzo 1963.

Soddisfatta per la (quasi) unanime adesione dei politici, la società Medoilgas Italia ha presentato la richiesta di attivazione della V.I.A., pubblicata sul B.U.R.A. l’11 novembre 2011, ultimo atto prima della concessione del nulla osta.

Sono trascorsi più di quattro mesi e il Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale continua a tacere.

Analoga richiesta venne inoltrata dalla società Bluserena di Montesilvano, e il medesimo Comitato la bocciò, in data 22 gennaio 2008, perché la realizzazione di un megavillaggio turistico all’interno della Riserva naturale Borsacchio era “incompatibile, dal punto di vista ambientale ed urbanistico, con la tutela di quel tratto di costa riservato all’istituzione di un’area protetta”.

La pronuncia sull’istanza “Villa Mazzarosa”, che interessa Roseto e Pineto, avrà degli effetti, positivi o negativi, anche sulle richieste ancora all’esame del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per quanto riguarda la Provincia di Teramo, ci sono altre quattro istanze (Cipressi, Colle dei Nidi, Corropoli e Villa Carbone), che coinvolgono i Comuni di Atri, Castiglione M.R., Castilenti, Cellino A., Montefino, Bellante, Campli, Controguerra, Torano Nuovo, Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Mosciano S.A., Nereto, Notaresco, S. Omero, Tortoreto, Canzano, Castellalto, Cermignano, Teramo.

E mentre rimane indelebile la catastrofe ambientale di due anni fa nel Golfo del Messico, e in questi giorni una nube velenosa e infiammabile, fuoriuscita al largo della Scozia durante l’estrazione di idrocarburi, minaccia altri disastri, in Abruzzo, più della metà della terraferma, e l’intero mare antistante la costa, sono interessati dall’attività di ricerca, estrazione e stoccaggio.

A tal proposito, la potentissima Assomineraria, l’associazione delle società petrolifere, ha  ripetuto, nelle ultime Assemblee, la seguente frase: “L’Abruzzo e l’Emilia Romagna sono le regioni che potrebbero consentire la maggiore concentrazione di distretti petroliferi”.

E se si avverasse la previsione, e l’Abruzzo diventasse il Texas dell’Italia, chi ci guadagnerebbe?

Sicuramente le compagnie petrolifere, ma non i residenti!

Perché, oltre agli inevitabili effetti sull’ambiente ed ai rischi per la salute, le ricadute negative sul turismo, sull’agricoltura, sulla pesca e sugli esercizi commerciali, causerebbero un’emorragia di posti di lavoro, non compensabile con quelli richiesti dal ciclo lavorativo del petrolio.

Ne discende che lo sviluppo dell’Abruzzo, sempre tirato in ballo dall’Assomineraria, è soltanto uno specchietto per le allodole, in quanto la Basilicata, dove il petrolio si estrae e si lavora da tanti anni, è rimasta, tuttora, nel gruppetto delle regioni più povere e con la peggiore qualità della vita.

Ritengo infine doveroso precisare che la maggior parte delle notizie riportate proviene dai comunicati e dagli archivi della Regione Abruzzo e del Ministero dello Sviluppo Economico. Concludo girando ai rosetani e agli abruzzesi lo slogan di Renzo Arbore: “Meditate gente, meditate!”.

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20 marzo 2012: in Consiglio regionale va in scena il conflitto sulla Riserva naturale Borsacchio

Nell’illustrare al mondo intero le peculiarità della nostra area protetta, la Regione Abruzzo, ente autonomo rappresentato dal Presidente della Giunta, così si esprime nel sito web istituzionale:

“… la Riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento, che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico…”.

Ne consegue l’evidente conflitto tra la Regione, che condanna, senza attenuanti, il “triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento”, e i consiglieri regionali (Rabbuffo, Venturoni, Ruffini, ecc…), che hanno presentato i progetti di legge per cementificare, o addirittura cancellare “l’ultimo baluardo di natura incontaminata”.

Ove il Consiglio regionale approvasse la cementificazione o la cancellazione dell’area protetta, il conflitto potrebbe essere risolto ricorrendo al Referendum abrogativo, previsto dal Titolo VII dello Statuto della Regione Abruzzo, ai sensi dell’Art. 123 della Costituzione.

E mentre il degrado della politica continua a dilagare nella Regione verde del governatore Gianni Chiodi, svanisce anche l’illusione di poter contare sul dettato dell’Art. 54 della Carta Costituzionale: “… i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…”.

E non è certamente conforme ad onestà ed ai principi costituzionali esercitare il potere legislativo per favorire gli interessi di qualcuno che sono palesemente incompatibili con quelli della Collettività.

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Appello alle coscienze dei consiglieri regionali abruzzesi: il 20 marzo votate contro la cementificazione della Riserva naturale Borsacchio

Nel sito web istituzionale, la Regione Abruzzo, nell’illustrare al mondo intero le peculiarità della nostra area protetta, così si esprime:

“La Riserva Naturale Regionale del Borsacchio tutela formalmente l’incontaminata bellezza di un’area, quella del Borsacchio, con i suoi aspetti di integrità della costa sabbiosa abruzzese, la presenza di dune embrionali di vegetazione alofita con tratti di macchia mediterranea dove si riproducono e sostano rare specie di uccelli”.

E aggiunge: “La Riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico”.

Ancora oggi, in quel lembo residuo dell’antica Marina di Montepagano, i rosetani autentici ritrovano, in splendida simbiosi, la storia, le radici, l’identità, la bellezza, il silenzio, i grandi spazi e i dolci colori della memoria.

Aiutateci a preservarlo per le generazioni che verranno!

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La Riserva naturale Borsacchio parte terza: l’assalto alla diligenza dei Magnifici 15

Non si erano mai visti, nel selvaggio West, indiani e cow boy andare uniti all’assalto della diligenza.

Questo accade a Roseto, dove i politici, di  centrosinistra e di centrodestra, vanno insieme all’assalto della Riserva naturale Borsacchio, oggetto delle brame della Consorteria degli Affari.

Mi sembra quindi doveroso riepilogare i fatti documentati ed assegnare il meritato riconoscimento ai Magnifici 15, che, più di altri, si sono prodigati nell’esercizio delle loro funzioni:

Tommaso Ginoble, deputato del Pd. Il 7 luglio 2004, quando era consigliere regionale, fu uno dei 17 promotori bipartisan che firmarono la proposta per istituire la nostra area protetta.

Votò poi a favore della legge istitutiva (Art. 69 L.R. 8.2.2005 n. 6) e della legge correttiva (L.R. 3.5.2006 n. 11), approvate all’unanimità dal Consiglio Regionale.

Si pentì in seguito e, dopo aver approvato l’emendamento Boschetti-Cesarone, votò  contro la L.R. 1.10.2007 n. 34, che confermò i confini della Riserva naturale Borsacchio e l’estensione di 1100 ha.

Antonio Boschetti, assessore del Pd, e Camillo Cesarone, capogruppo regionale del Pd, furono gli autori di un emendamento ad personam che fu inserito, surrettiziamente, nella L.R. 9.8.2006 n. 27. In conseguenza della variazione apportata, che rimandava ad una nuova perimetrazione l’efficacia della Legge istitutiva, sono state realizzate diverse opere non compatibili all’interno della zona di integrale conservazione del luogo e del biotipo, già vincolata con i D.ti Min.li del 1963 e del 1969.

Boschetti e Cesarone, coinvolti nella Sanitopoli abruzzese, sono stati rinviati a giudizio il 20 novembre 2010, e il 29 aprile 2011 è iniziato il processo presso il Tribunale di Pescara.

Franco Di Bonaventura del Pd, sindaco di Roseto dal 2001 al 2011. Alle elezioni comunali del 2006 fece la campagna elettorale a favore della Riserva naturale Borsacchio, e il 21 marzo 2006 tutti i capigruppo dei partiti di centrosinistra firmarono un documento in cui  era riportato che “entro l’area della Riserva non potrà esserci incremento dei volumi già esistenti”.

Successivamente il Sindaco cambiò opinione, e il 21 ottobre 2008, pur essendo in doppio conflitto d’interessi, tentò di far approvare dal Consiglio comunale il Piano di Assetto Naturalistico.

Che prevede una lottizzazione di oltre 50.000 metri quadrati all’interno dell’area protetta.

Valter Catarra di centrodestra, presidente della Provincia di Teramo. Sottraendosi all’obbligo istituzionale di gestire la Riserva e di nominare l’Organo di Gestione, ha impedito la concessione dei finanziamenti regionali. Utilizzabili per l’occupazione di disoccupati e inoccupati, come prescrive la L.R. n. 6/2005, e per mettere in sicurezza il torrente Borsacchio, che, con l’annunciata esondazione del 2 marzo 2011, arrecò notevoli danni ai cittadini residenti a Roseto nord.

Berardo Rabbuffo, consigliere regionale e politico “ballerino” in quanto, eletto nel listino di Gianni Chiodi, è passato poi dal PdL a Fli, al Polo per l’Abruzzo e di nuovo a Fli. Ha presentato una proposta di legge per riperimetrare la Riserva  Borsacchio, che dovrebbe diventare una specie di Orto Botanico, lasciando tutto il resto nelle mani della speculazione edilizia.

Il 16 febbraio 2006 l’architetto Rabbuffo, allora vicesindaco di Teramo e responsabile della discarica comunale, continuò a rassicurare i concittadini affermando che la discarica La Torre non sarebbe mai crollata. Crollò  invece il giorno dopo, venerdì 17 febbraio,  e 450.000 mc. di rifiuti precipitarono nel laghetto sottostante, mentre i liquami, incanalandosi nei fossi, finirono nel fiume Vomano che sbocca proprio a Roseto.

Memori di quella data fatidica, ancora oggi i teramani, quando vedono il consigliere regionale (soprannominato “Vradduccio jellato” per i numerosi disastri procurati), cambiano strada e fanno i rituali scongiuri. Il 26 febbraio 2009, Berardo Rabbuffo è stato rinviato a giudizio per reati che vanno dal crollo colposo alla deturpazione delle bellezze naturali. Il processo è tuttora in corso presso il Tribunale di Teramo.

Paolo Tancredi,  senatore e  coordinatore del  PdL della  Provincia di  Teramo.  Il  18 giugno  2010 presentò al Senato, come primo firmatario, tre emendamenti alla “manovra finanziaria” (condono edilizio, diritto di prelazione e condono fiscale tombale), al fine di sanare gli abusi perpetrati nelle aree protette ed i conseguenti sequestri ordinati dalla Magistratura.

E quando gli emendamenti vennero ritirati a furor di popolo, il senatore Tancredi così si espresse nell’intervista concessa al giornalista Mario Sensini, pubblicata il 22 giugno 2010 dal Corriere della Sera: “…Ma io, anzi noi, neanche li abbiamo letti gli  emendamenti,  perché non c’è stato il tempo materiale. Li abbiamo solo firmati. Io sono un ambientalista, sono abruzzese e amo la montagna e il Gran Sasso che sta in un parco nazionale. Mai e poi mai mi sarei sognato di proporre un condono edilizio. Dentro ai Parchi e alle aree protette, poi…”.

Coinvolto nella Rifiutopoli d’Abruzzo, il 15 aprile 2011 la Procura della Repubblica di Pescara ha chiesto il suo rinvio a giudizio. Il 25 ottobre 2011 il GUP ha deciso che per competenza territoriale il Senatore sarà giudicato dal Tribunale di Teramo.

Lanfranco Venturoni, capogruppo regionale del Pdl. Dopo l’accordo in Consiglio Regionale per rinviare il disegno di legge Rabbuffo alla II Commissione consiliare, ha presentato, il 14 aprile 2011, una proposta molto concisa e molto espressiva: “Art. 1 (abrogazione art. 69 L.R. n. 6/2005)”.

Guarda caso, il giorno dopo, 15 aprile 2011, la Procura della Repubblica di Pescara ha chiesto il suo rinvio a giudizio, in quanto coinvolto nella Rifiutopoli d’Abruzzo quando era assessore regionale alla Sanità. La prossima udienza si terrà il 31 maggio 2012 presso il Tribunale di Pescara.

D’Alessandro, Ruffini, Di Luca, D’Amico, Di Pangrazio e Sclocco, consiglieri del Pd. Il 10 maggio 2011 hanno presentato un progetto di riperimetrazione dell’area protetta, con l’identico fine di favorire i responsabili degli abusi, già processati e condannati dal Tribunale di Teramo.

Enio Pavone, novello Giano bifronte. E’ stato Assessore socialista fino all’agosto 2008 e il suo partito si è sempre schierato contro la riperimetrazione. Diventato Sindaco liberalsocialista, ha fatto approvare dalla maggioranza del Consiglio comunale una proposta da Premio Attila, e ripete, pedissequamente, la parola riperimetrazione, ereditata dall’ex sindaco Franco Di Bonaventura.

L’approvazione di una qualsiasi delle proposte faciliterebbe anche il nulla osta all’istanza Villa Mazzarosa, e le trivellazioni, e i pozzi petroliferi, si aggiungerebbero alle cementificazioni.

Nel contempo dovrebbe essere oscurato il sito web istituzionale, in quanto, nell’illustrare al mondo intero le peculiarità della nostra area protetta, la Regione Abruzzo così si esprime:

“…la Riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento, che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico…”.

E mentre continuo a pubblicare “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”, che evidenzia il degrado della politica nella Regione Verde del Governatore Gianni Chiodi, mi  tornano in mente le parole del filosofo Dario Antiseri, vincitore del Premio Internazionale alla Libertà:

“… I politici, o meglio, la gran parte di essi vengono considerati, oltre che con distacco, con disprezzo e sono sempre più percepiti come un ceto trasversale di privilegiati che stanno lì a recitare una parte scritta da altri… E’ così che, se si seguiterà ad andare per questa strada i cittadini si allontaneranno sempre più dalla vita dei partiti, crescerà la sfiducia nelle istituzioni. E senza regole accettate, condivise e difese la democrazia deperisce, la società si trasforma in una  giungla dove bande di predoni attrezzati e i loro servi del momento la faranno da padroni”.

Profezia diventata purtroppo realtà!

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Le istanze Villa Mazzarosa e Corropoli, la deriva petrolifera e la Riserva naturale Borsacchio

Le istanze Villa Mazzarosa e Corropoli, la deriva petrolifera e la Riserva naturale Borsacchio

In questi ultimi mesi si sta facendo un po’ di confusione sulle ricerche di idrocarburi riguardanti il  territorio rosetano, e mi sembra quindi doveroso riportare alcuni fatti documentati.

L’inizio lo si può far risalire al mese di ottobre 2005, quando scattai questa foto, che ritrae alcuni tecnici intenti ad effettuare sondaggi abusivi al confine del Parco a mare della Villa Mazzarosa.

Dico abusivi perché la Guardia Forestale e i Carabinieri, che intervennero quando li avvisai, compilarono due distinti verbali in quanto il mezzo cingolato, proveniente da Cologna Spiaggia e carico di attrezzature, aveva attraversato tutta l’area demaniale senza alcun permesso, e i lavori in corso erano vietati all’interno della Riserva naturale Borsacchio.

Successivamente, il 29 novembre 2005, la società Energia della Concordia presentò al Ministero dello Sviluppo Economico l’istanza denominata Roseto degli Abruzzi, per la ricerca di idrocarburi in un’area di 13,4 Kmq., da Cologna a Scerne di Pineto e dalla battigia alla collina.

A seguire, in data 7 marzo 2006, le società Cor.pro.Italia e Terracon presentarono un’istanza congiunta denominata Sant’Anna, mentre un’altra istanza, denominata Villa Mazzarosa, arrivò il 31 marzo 2006 dalla società Intergas Più (diventata poi Medoilgas Italia).

Le tre richieste erano identiche e il Ministero scelse l’ultima arrivata, che il 9 maggio 2006 iniziò il procedimento. Il 13 dicembre l’esame del Comitato Tecnico diede parere favorevole e il 18 ottobre 2007 l’ing. Fausto Ingravalle, direttore dell’Ufficio F3, firmò la lettera indirizzata alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente, che comunicava il programma di lavoro espresso dal CTIG.

La moratoria sulle ricerche petrolifere, imposta con la L.R. n. 2 del 10 marzo 2008, e successive integrazioni, fece sospendere l’iter fino al 31 dicembre 2009, ma poi, con un’ altra lettera inviata il 12 febbraio 2010, il Ministero comunicò alla Regione Abruzzo la ripresa del procedimento.

L’11 novembre 2011 c’è stata la pubblicazione sul B.U.R.A. dell’avviso di attivazione della procedura di V.I.A., e da quella data le Amministrazioni, le Associazioni, gli Enti, i portatori di interessi e i privati cittadini hanno avuto 45 giorni di tempo per presentare le loro osservazioni.

Un altro procedimento, denominato Corropoli, interessa il nostro territorio, per la parte che riguarda Cologna Spiaggia e la zona nord della Riserva naturale Borsacchio e di Cologna Paese.

Il progetto, presentato il 1° ottobre 2004 dalla società JKX Italia, ha avuto il parere favorevole il 7 giugno 2006, e si sono già svolte 4 Conferenze dei Servizi.

Per restare in tema, posso anche confermare che nemmeno il nostro mare è stato salvaguardato dalle piattaforme, in quanto le richieste coprono l’intero spazio antistante la costa rosetana.

E come hanno reagito i Comuni della Provincia di Teramo, sui quali pende la spada di Damocle delle cinque istanze denominate: Cipressi (5 Comuni), Colle dei Nidi (9 Comuni), Corropoli (12 Comuni), Villa Carbone (8 Comuni) e Villa Mazzarosa (2 Comuni)?

Pur di estrazione politica diversa, le stesse Amministrazioni, per contrastare la deriva petrolifera, hanno fatto fronte comune con le Associazioni ed hanno partecipato alle manifestazioni pubbliche (convegni, petizioni, cortei, raccolta di firme, incontri-dibattiti e proiezioni di video), che hanno coinvolto Istituzioni, parlamentari e tantissimi cittadini.

E che ha fatto il Comune di Roseto, oggetto delle brame di due istanze? Assolutamente nulla!

E che ha fatto il sindaco Enio Pavone quando è stato Assessore fino all’agosto 2008?

Ha dormito profondamente!

E quando lo ha svegliato il Sindaco di Pineto, che poi ha doverosamente pubblicizzato l’invio delle osservazioni contro l’istanza Villa Mazzarosa, il nostro Sindaco ha fatto approvare, dalla maggioranza del Consiglio comunale, la proposta di riperimetrazione della Riserva naturale Borsacchio, dove vige il divieto di svolgere le ricerche di idrocarburi.

Il giorno dopo, 16 dicembre 2011, la maggioranza del Consiglio provinciale ha bocciato, con 10 voti contro 9, la mozione della minoranza contro le trivellazioni. E che ha fatto Nicola Di Marco, Consigliere provinciale e presidente del  Consiglio  comunale di Roseto?

Aveva il  dovere  civico di appoggiare la minoranza, e, invece, ha preferito assentarsi al momento della votazione!

E che ha detto l’esperto in materia Valter Catarra, presidente della Provincia di Teramo?

Le sue parole, da incorniciare, sono state riportate dai giornali: “Si parla di idrocarburi gassosi, non di liquidi, in sostanza il famoso metano che ti dà una mano”.

Anche questa volta i nostri Amministratori sono stati non credibili e inaffidabili!

Ma noi rosetani, superando le divisioni partitiche, ci siamo ritrovati uniti nelle diverse occasioni in cui abbiamo dovuto difendere la qualità della vita e il futuro delle nuove generazioni.

Insieme ai Comitati e alle Associazioni, abbiamo combattuto e vinto la battaglia contro il passaggio dei Tir sulla S.S. 16, responsabile dell’aria superinquinata che finiva nei nostri polmoni.

Insieme alla maggioranza degli abruzzesi, abbiamo combattuto e vinto la battaglia contro il 3° traforo del Gran Sasso, che avrebbe inferto un colpo mortale alle residue sorgenti.

Insieme alla maggioranza degli italiani, abbiamo combattuto e vinto la battaglia contro le centrali nucleari, alle quali la nostra Regione, unica fra tutte, aveva concesso il nulla osta.

Uniti come nel passato, dobbiamo adesso combattere contro la petrolizzazione del nostro territorio e del nostro mare e contro la riperimetrazione e la cementificazione della Riserva naturale  Borsacchio, che il D.M. del 27.4.2010 ha inserito nell’Elenco Ufficiale delle Aree Protette.

E mentre il Comitato unitario continua la raccolta delle firme, le Associazioni e alcuni partiti politici continuano a mobilitare l’opinione pubblica, le Istituzioni e gli Organi d’informazione.

Un primo risultato l’abbiamo già ottenuto, in quanto sono state inviate più di 3.000 osservazioni, che hanno messo in crisi l’Ufficio regionale di Valutazione Impatto Ambientale.

Ove, però, gli interessi di pochi riuscissero a corrompere le coscienze di molti, i figli e discendenti dei nostri Amministratori porterebbero, durante la loro esistenza, il marchio indelebile del tradimento perpetrato dai loro genitori e antenati.

E potrebbe purtroppo accadere, anche qui da noi, quel che è successo nella Val d’Agri della Basilicata, dove, per soddisfare gli appetiti delle società petrolifere, è stato scelleratamente riperimetrato, in diverse occasioni, lo stupendo Parco Nazionale  della Val d’Agri-Lagonegrese.

In quell’area, i 60 pozzi petroliferi tuttora in attività e il Centro Oli di Viggiano, con le sue esalazioni tossiche e i continui riversamenti inquinanti, hanno stravolto la qualità della vita dei residenti.

A titolo di compensazione, c’è adesso la promessa di una carta prepagata di 90 euro per l’acquisto di carburante, da consegnare ai cittadini lucani patentati che ne faranno richiesta.

Dobbiamo quindi augurarci che il medesimo bonus non entri mai nelle nostre tasche e in quelle dei nostri figli e nipoti.

Perché nessuna vil mercede potrebbe ripagarci delle ricadute negative sul nostro turismo, sulla nostra agricoltura, sulla nostra pesca e sulla nostra salute.

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Lettera aperta al Sindaco di Roseto

Carissimo Enio Pavone, la nostra città, dopo averti eletto, aspetta ancora l’inizio del cambiamento.

I cittadini sanno bene che la finanza municipale non consente programmi ambiziosi, e contavano, almeno, sugli attesi interventi di ordinaria amministrazione.

Che non sono stati nemmeno avviati e che riepilogo qui di seguito:

la fine dell’incuria nella gestione dei beni pubblici, storici e culturali, quali la Fonte dell’Accolle, gli Antichi Percorsi, la Villa Clemente, i Caduti del Mare e il Ponte ciclopedonale sul Tordino, la messa in sicurezza delle strade, che si allagano ogni volta che piove, e dei marciapiedi a rischio infortunio, la regolazione dei semafori mal funzionanti, mal temporizzati e mai vigilati, che costringono pedoni e ciclisti a guardarsi tra loro per decidere insieme il momento meno rischioso per l’attraversamento, la condivisibile sistemazione del Mercato del giovedì e del Mercato coperto, la pulizia delle fioriere installate per abbellire e ridotte a ricettacoli di sporcizia, il ripristino delle aree pubbliche che continuano ad essere assoggettate ai privati pur dopo il periodo estivo, il controllo degli spazi riservati al carico e scarico che i beneficiati utilizzano come dominio personale senza limiti d’orario, ecc…, ecc…

E’ pur vero che gli stessi interventi erano stati pubblicizzati, e mai iniziati, dalle precedenti Amministrazioni di centrosinistra, ma tu, Assessore socialista alle Finanze fino al 2008, ne facevi parte.

E ricordo che nel mese di settembre 2005 facesti inviare dalla Ragioneria, tramite raccomandate A.R. recapitate dai messi comunali, 7.200 avvisi per il “recupero delle aree di evasione ICI”.

A tuo giudizio i rosetani erano tutti evasori!

Constatai invece, nei tre avvisi ricevuti il 27 settembre, che il Comune non aveva confrontato i dati catastali in suo possesso con quelli dell’Agenzia del Territorio, e non aveva nemmeno ottemperato alle disposizioni della stessa Agenzia, illustrate nella circolare n. 10 del 4 agosto 2005.

Negli avvisi facevano una certa impressione le parole “accertato e sussistenza”, e nella mia lettera del 14 ottobre 2005 ti spiegai che, “come si rileva dal vocabolario della lingua italiana, Accertare significa Appurare con certezza, assicurarsi, e Sussistenza vuol dire Esistenza reale ed attuale”.

E conclusi l’argomento con queste parole: “Come rosetano di nascita e residenza, e buon conoscitore della mia gente, posso assicurare che la stragrande maggioranza agisce onestamente e in assoluta buona fede”.

Le innumerevoli contestazioni ebbero grande risonanza, e anche Forza Italia, il tuo attuale alleato, reagì con un durissimo comunicato, nel quale si leggeva che “prima di inviare gli avvisi di accertamento per l’aggiornamento delle rendite catastali, il Comune aveva l’obbligo di accertare quali fossero i soggetti realmente interessati”.

Carissimo Sindaco liberalsocialista, la tua crociata contro i mulini a vento ti ha fatto conoscere a livello nazionale, e adesso, per accrescere la tua fama, hai iniziato la guerra contro la Riserva naturale Borsacchio.

Nel contempo, per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, sei andato nelle scuole a piantare gli alberi, ed hai pronunciato una frase che ti fa certamente onore: “Il nostro compito è quello di educare alla difesa ed alla tutela dell’ambiente. Questa ragione ci ha portato a coinvolgere i piccoli delle scuole elementari facendoli partecipare attivamente all’iniziativa”.

Avevi, però, il dovere istituzionale di ricordare, in quell’occasione, il senatore Giuseppe Devincenzi, rosetano d’adozione, che operò unitamente a Silvio Spaventa e Camillo Benso conte di Cavour, e accompagnò il Re Vittorio Emanuele II all’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi.

Più volte Ministro del Regno d’Italia, è stato uno dei protagonisti del Risorgimento italiano, e il suo Parco a Mare, ridenominato Mazzarosa, è tuttora, pur scelleratamente devastato, il cuore pulsante di quella Riserva che tu vuoi cementificare.

E quando, il 6 dicembre u.s. hai incontrato il Sindaco di Pineto, hai pronunciato un’altra frase memorabile: “Ambiente e tutela del territorio sono ormai questioni su cui gli enti locali sono chiamati a fare scelte importanti nel segno della qualità della vita di un territorio e di una collettività…”.

Naturalmente, ti sei perfino dimenticato che il tuo partito, chiamato allora Sdi (Socialisti democratici italiani), firmò, il 17 marzo 2006, il manifesto elettorale di Roseto Democratica, nel quale era riportato, a chiare lettere, che “entro l’area della Riserva non potrà esserci incremento dei volumi già esistenti”.

Il tuo ambientalismo, che semini a piene mani, è soltanto uno specchietto per le allodole, mentre, con la proposta di riperimetrazione dell’area protetta, vuoi favorire l’interesse dei singoli privati, anziché quello, preminente, della collettività.

Come l’estate della cicala, è finita, dopo sette mesi, anche la luna di miele, e l’inverno si preannuncia lungo e pieno d’insidie.

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Capitolo 12: Dal culto della Natura e del Paesaggio alla mission della Riserva naturale Borsacchio

Nell’antica Grecia, popolata di dei ed eroi, non esistevano termini ben definiti per indicare il paesaggio e l’ambiente, e si ricorreva a varie espressioni che rivelano l’intimo amore per la Natura.

Gli uomini di quell’epoca sapevano che dopo la morte, se erano stati buoni, sarebbero andati nell’Isola dei Beati, “dove si guarisce dall’angoscia del vivere, il suo vento e il suo mare insegnano il divenire, il suo ricordo consola la mente quando vacilla”.

Anche i latini veneravano il paesaggio naturale, che chiamavano genius loci (divinità del luogo) e gli offrivano fiori, vino e focacce.

La sensibilità per certi ambienti ritenuti sacri si ritrova nel Nord Europa: già durante il 1400, nelle tele dei famosi pittori fiamminghi e tedeschi, la Natura, inizialmente comprimaria, diventa man mano protagonista di storie divine ed umane.

Solo però nel XIX e XX secolo, dapprima tramite la fotografia, con gli scatti d’autore che fanno il giro del mondo, e poi con il cinema, si arriva alla conoscenza diffusa dei luoghi d’incanto.

E proprio nei primi film western, quei paesaggi maestosi (praterie, montagne, vallate, fiumi, foreste, cascate, canyon, ecc…) dimostrano di non essere il classico scenario, ma gli attori principali che raccontano la fine di un’era indimenticabile e la nascita di una grande Nazione.

Ancora oggi le stesse immagini, rimaste quasi tutte inalterate, continuano a far parte integrale della storia americana ed a soddisfare, nel corso del tempo, gli occhi e la mente di milioni di turisti.

In questi ultimi anni, per recuperare le devastate qualità attrattive del Belpaese, è stata riscoperta in Italia, ed applicata come risorsa sociale e terapeutica, la funzione del paesaggio naturale, già sperimentata da Ippocrate, illustre padre della medicina, che scrisse il “Trattato sull’aria, le acque e il terreno”.

E cresce, qui da noi, un senso di repulsione nei riguardi dello scellerato intreccio tra Politica e Consorteria degli Affari, che sta cancellando le bellezze dell’antica Marina di Montepagano e del Lido delle Rose.

L’ultimo luogo d’incanto è la Riserva naturale Borsacchio, che vive di un’estasi contemplativa, e rappresenta, con il suo fascino e il suo silenzio, la traccia residua del Giardino dell’Eden.

Immergendosi in un’atmosfera così armoniosa e rilassante, maturano tuttora intense emozioni, l’ansia s’acquieta e riemergono dal profondo i dolci colori della memoria.

La mission della Riserva naturale Borsacchio è stata, finora, condivisa dalla Regione Abruzzo, che nell’illustrare al mondo intero le peculiarità della nostra area protetta, così si esprime nel sito istituzionale:

“Tra il fiume Tordino e il fiume Vomano si estende il litorale di Roseto degli Abruzzi con uno sviluppo lineare di circa dieci chilometri.

La spiaggia, bassa con sabbia finissima, ha una pendenza debole.

Il fondale, con la media dello 0,7% di pendenza nel tratto di mare tra Villa Rossi e Villa Mazzarosa, è interessato dal fenomeno dell’erosione.

Le scogliere artificiali aderenti, emergenti e soffolte, ma anche i pennelli trasversali non hanno risolto il problema, anzi sembra che i nuovi impatti antropici incidono sul delicato ambiente costiero.

Le cause dei processi erosivi, che provocano l’arretramento della linea di riva, sul litorale di Roseto, come in tutta la costa teramana, dipende in gran parte dalle conseguenze dell’attività estrattiva in alveo, sul Tordino e sul Vomano, un fenomeno che ha interessato quasi tutti i fiumi abruzzesi. L’estrazione di inerti dall’alveo e la massiccia riduzione delle portate dovuta alla captazione delle sorgenti a monte, rappresentano le principali cause della drastica riduzione dell’apporto e quindi dell’erosione del litorale.

La necessità di conservare gli aspetti paesaggistici ed ambientali, con una strategia capace di affrontare in modo sostenibile la complessa problematica della conservazione del sistema costiero, ha determinato la nascita di una nuova area protetta.

La Riserva Naturale Regionale del Borsacchio, istituita con legge della Regione Abruzzo n. 6 dell’8 febbraio 2005, con il perimetro definitivamente approvato con Legge n. 34 del 1 ottobre 2007, tutela formalmente l’incontaminata bellezza di un’area, quella del Borsacchio, con i suoi aspetti di integrità della costa sabbiosa abruzzese, la presenza di dune embrionali di vegetazione alofita con tratti di macchia mediterranea dove si riproducono e sostano rare specie di uccelli.

I confini della Riserva naturale regionale del Borsacchio comprendono un’area di 1100 ettari nei territori comunali di Roseto degli Abruzzi e Giulianova. La riserva protegge uno dei rari tratti di costa e terreni rimasti ancora liberi dall’urbanizzazione incontrollata che ha trasformato in pochi decenni le tranquille coste dell’Adriatico in un ambiente completamente edificato ed antropizzato.

Al di là dei progetti di lottizzazione edilizia che hanno caratterizzato alcune zone dell’area protetta, con numerose polemiche della comunità rosetana e teramana, la riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico.

E’ da più parti dimostrato che una costa ben tutelata rappresenta una risorsa naturale, da utilizzare sul piano culturale, sociale ed economico.

L’istituzione della Riserva naturale ha lo scopo di valorizzare e promuovere la bellezza naturale del Borsacchio per il sostegno all’economia turistica. Il nuovo modello di turismo responsabile prevede la valorizzazione durevole dell’ambiente, già sperimentato con successo in molte altre località italiane ed economicamente vantaggioso, per il ritorno di immagine dell’imprenditoria turistica costiera. I benefici attesi sono previsti dalla stessa legge istitutiva “… finalizzata all’occupazione di disoccupati ed inoccupati”.

Obiettivo raggiungibile con i nuovi progetti di rete, su tutto il litorale adriatico, come il Corridoio Verde, che riguarda il grande percorso nazionale ciclopedonale da Ravenna a Santa Maria di Leuca.

Per quanto riguarda invece una proposta operativa sul piano di turismo compatibile nell’area protetta, si ricorda l’idea avanzata da più parti che prevede il ripristino e il recupero di un casello ferroviario posizionato a ridosso della storica villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa.

Il variopinto treno della valle che collega la costa adriatica alla valle del Sangro, potrebbe facilmente raggiungere la “stazione storica” di Roseto.

Una fermata nel cuore della Riserva, come cerniera di un nuovo percorso ecoturistico, per il futuro collegamento tra le aree protette teramane e il Parco della Costa Teatina”.

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Capitolo 2: Le battaglie tra Goti e Bizantini e l’elmo ostrogoto ritrovato in contrada Cardinale

(Con l’inserimento del Capitolo 2 è cambiata la numerazione dei Capitoli già pubblicati)

Le prime tracce documentate del nostro passato vanno ben oltre la colonia di Schiavoni del XVI secolo, e sono riportate nei quattro libri dal titolo “La Guerra Gotica”, combattuta nel VI secolo, che lo storiografo Procopio di Cesarea pubblicò negli anni 551 – 553 d.C.

I Goti, popolazione germanica, erano suddivisi in due rami: Ostrogoti e Visigoti. Nel 489 d.C. gli ostrogoti, dopo aver superato le Alpi, occuparono tutta l’Italia e nel 535 cominciarono a scontrarsi con gli eserciti dell’imperatore bizantino Giustiniano, comandati dai generali Belisario e Narsete.

Giustiniano, che governava l’Impero romano d’Oriente, aveva dichiarato la guerra, sia per recuperare i territori finiti sotto il dominio dei barbari e sia per ricostituire l’unità religiosa e l’eredità culturale dell’impero di Roma, già capitale del mondo allora conosciuto.

I bizantini, dopo aver conquistato la Sicilia e l’Italia meridionale, occuparono Roma nel 536, e l’anno seguente 2000 cavalieri, al comando del Duca Giovanni, oltrepassarono gli Appennini e svernarono nel Piceno.

Come racconta Procopio, testimone oculare in quanto segretario di Belisario, il generale  aveva ordinato a Giovanni “… che si tenesse quieto finchè vedesse i nemici stare ai patti; quando però ei gli accennasse aver quelli rotto la tregua, facesse così: con tutta la truppa repentinamente e di corsa percorresse tutto il territorio piceno, invadendo un dopo l’altro tutti quei paesi senza lasciarsi precedere dalla fama. Poiché in tutta quella regione non eran rimasti quasi punto uomini, andati come pare tutti in guerra contro Roma, ma dappertutto trovansi figli e donne ed averi dei nemici, prendesse prigioni dunque e facesse bottino di quanto gli capitasse, badando bene però a non mai danneggiare alcun Romano colà dimorante …”.

Con il termine Romani, e qualche volta Italioti, Procopio definiva gli abitanti dell’Italia.

Il duca Giovanni, magister militum (maestro dei soldati), eseguì gli ordini e nel 538, quando gli arrivò l’accenno di Belisario, occupò e devastò tutta la costa, da Ortona fino a Rimini. Passò di vittoria in vittoria e a nulla valse la debole  difesa opposta dai presidi ostrogoti disseminati nel Picenum teramano e nelle altre province.

Il conflitto non fu però a senso unico, in quanto la rivalità tra Belisario e Narsete consentì agli ostrogoti di riorganizzarsi e di riconquistare quasi tutto il territorio perduto.

Nel 552, i bizantini, che avevano ricevuto da Costantinopoli ingenti rinforzi, vinsero la cruenta battaglia combattuta a Gualdo Tadino e, nel 553, quella definitiva dei Monti Lattari in Campania.

Secondo alcune fonti storiche, la disfatta degli ostrogoti in Italia è da imputare, in buona parte, al divieto imposto al matrimonio con i romano-italici, per cui non ci fu la possibilità di opporre ai bizantini un blocco compatto con le popolazioni dei luoghi occupati.

La guerra gotica ebbe conseguenze molto gravi sul nostro territorio e sui nostri antenati, anche perché, ai disastri militari, seguì una tremenda carestia.

A tal riguardo, Procopio così si esprime: “Nel Piceno dicesi che non meno di cinquantamila contadini romani morirono di fame. Taluni furono che mangiaronsi l’un l’altro”. E aggiunge: “Ben molti travagliati dal bisogno della fame se mai in qualche erba si incontrarono, avidamente vi si gettavano sopra e, appuntate le ginocchia, cercavano di estrarla dalla terra, ma non riuscendo, poiché esausta era ogni loro forza, cadean morti su quell’erba e sulle proprie mani”.

Ad avvalorare gli avvenimenti riportati nei libri dello storiografo di Cesarea, è stato l’elmo ostrogoto ritrovato nel territorio del Comune di Montepagano.

Sull’argomento riferisco, sinteticamente, alcuni scritti della prof.ssa Luisa Franchi Dell’Orto e dello storico rosetano Raffaele D’Ilario:

Alla fine del 1896 fu scoperto in contrada Cardinale, nei pressi di Cologna, un ripostiglio interrato contenente un caldaio di rame battuto, un elmo in bronzo e ferro dorati, tre lunghe guantiere e altri manufatti in bronzo e rame. La notizia del rinvenimento pervenne a Francesco Savini, all’epoca ispettore degli scavi della provincia di Teramo, il quale si recò sul posto e apprese, dai contadini del luogo, che i reperti erano in possesso della famiglia Giorgi di Roma.

L’ispettore, insieme all’archeologo Lucio Mariani, si recò nella capitale e gli furono mostrati alcuni degli oggetti ritrovati in un podere che, secondo i Giorgi, apparteneva ai loro parenti.

Nel tempo l’elmo passò nelle mani di un antiquario tedesco e, infine, arrivò al Deusches Historisches Museum di Berlino, dove è tuttora conservato ed esposto al pubblico.

Degli altri manufatti si è persa ogni traccia.

Interessante fu anche la notizia della presenza, vicino al ripostiglio, di resti ossei equini, per cui si può presumere che l’armatura e gli altri oggetti siano stati abbandonati da un cavaliere ostrogoto, inseguito dai bizantini e costretto a fuggire a piedi.

All’esame degli esperti l’elmo fu catalogato come Spangenhelm (elmo a fasce) del tipo Baldenheim (dal nome del Comune francese dell’Alsazia dove fu ritrovato un elmo simile).

Costituito da un frontale e da sei fasce laterali, le figure impresse a punzonatura illustrano scene di caccia, simboli cristiani, personaggi ed animali feroci e mansueti, grappoli d’uva e rami di palma.

Tra i vari saggi sull’elmo di Cologna, quello di Edgar von Ubish e Oskar Wulff, pubblicato a Berlino nel 1903, evidenzia, con stupende immagini, la preziosità di un prodotto artigianale di alto livello.

Come ha scritto la dott.ssa Grazia Facchinetti, che ha effettuato una ricerca sulle differenti tipologie di elmi in uso nel IV e VI secolo, il valore del casco indossato rappresentava il grado del potere militare e facilitava il riconoscimento durante la battaglia.

Nel caso dell’elmo di Cologna, che conferiva un alone quasi mitico, il suo proprietario non poteva essere un semplice cavaliere, ma, sicuramente, un personaggio di rango elevato.

Sul ritrovamento del tesoretto ostrogoto, lo storico Raffaele D’Ilario (1903 – 1985) ha riportato in un opuscolo il racconto degli anziani della contrada Cardinale, che riassumo qui di seguito:

Sul finire dell’anno 1896, in quella località viveva un contadino di nome Divinangelo Mattiucci, nato a Giulianova il 23 maggio 1863, il quale, rimasto vedovo, voleva risposarsi, ma non aveva il denaro necessario. Il problema lo agitava e una notte gli apparve in sogno un antico guerriero, che gli disse: “Non crucciarti se interrompo il tuo sonno, ma devi alzarti e andare a scavare sotto l’albero più grosso del tuo podere. Ivi troverai quello che ti abbisogna per risposarti”.

Divinangelo si svegliò e corse a destare il fratello, il quale non lo prese sul serio e non volle alzarsi.

Si riaddormentò anche lui, ma il sogno si ripetè, e questa volta il fratello lo accompagnò e andarono a scavare nel posto giusto. Non ci volle molto tempo e trovarono alcuni oggetti metallici, tra cui un elmo. Rimasero un po’ delusi, ma nei giorni successivi Divinangelo si diede da fare per trovare qualche compratore e, alla fine, riuscì a vendere tutto per settecento lire.

Con quel denaro si risposò il 30 settembre 1897. Morì a Montepagano il 12 novembre 1938.

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