Il tempo è passato… Rosburgo si chiama Roseto… e se volessimo, domani, veramente ritrovare l’Abruzzo, quello dolce, forte e bellissimo, che mise i suoi limpidi cieli d’aurora e di tramonto, le sue montagne impassibili e le sue sconfinate marine intorno al primo fiorire della nostra giovinezza, dovremmo forse guardarci soprattutto nel cuore.

(dal libro “L’Abruzzo nel mio cuore” di Beatrice Testa)

Alla mia Roseto in ricordo di un Amore (Sciagurato è quel popolo che cancella il suo passato)

Hai appena compiuto 156 anni, e sei rimasta affascinante fino al termine del 1900.

Purtroppo, specie in quest’ultimo lustro, i solchi delle rughe sono diventati più profondi e non rimarginabili.

Cos’è accaduto? Che fine ha fatto la tua malia raccontata dagli storici Raffaele D’Ilario, Arnaldo Giunco e Luigi Braccili?

I tuoi luoghi più belli, che sembravano immutabili, hanno subito ripetute devastazioni e sono spariti filari di pini ed altre piante autoctone, per far posto alle invasive colate di cemento.

Sparite, per lo stesso motivo, le ville patrizie e le modeste case contornate da roseti ed oleandri.

Sparito l’incomparabile belvedere a mare in stile classico, fortemente voluto negli anni 30 da due amministratori lungimiranti, Pier Giuseppe Di Blasio e Archimede Carusi.

E oggi i miei occhi vedono un’interminabile distesa di auto e camper fin sulla spiaggia.

Sparite “ad ovest colline in dolce declivio, ingentilite da viti, olivi e frutti”, che il patriota Ciro Romualdi così ben descrisse.

E continuano a spuntare nuove costruzioni che deturpano le stupende visioni di quelle alture.

Sparito il suggestivo sentiero mattonato, sottostante alla villa De Angelis, dove scendevano i contadini per portare al mercato raccolti e pollame.

E incrociavano i marinai che salivano a rifornirsi di rami spinosi di acacia, legati poi al fondo delle reti a strascico per proteggere dai delfini il sacco e la pescata.

Spariti la Marina di Montepagano e il Lido delle Rose, che attiravano tantissimi turisti di qualità quando il mecenate Giovanni Thaulero ti volle “modernamente civile”.

E diventasti il numero uno tra le località balneari limitrofe.

Sparite le opere artistiche degli scultori  Daniele Guerrieri e  Roberto Macellaro, che abbellivano Piazza Dante Alighieri.

Spariti gli splendidi paesaggi immortalati da Pasquale e Raffaello Celommi, i pittori della luce.

E da artisti e scrittori eccellenti, vincitori di Premi nazionali e internazionali, che ci parlano dalle pagine e dalle immagini del prestigioso volume “Roseto nella cultura italiana ed europea”, redatto dal giornalista e scrittore Luigi Braccili.

Sparite le mirabili dune che impreziosivano il litorale a nord del torrente Borsacchio.

E ad estirpare la flora spontanea, e a livellare la spiaggia, ci hanno pensato i proprietari delle aree costiere, passandoci sopra con le ruspe.

Colpevolmente fatiscenti la Villa Clemente, il romantico Pontile, il campanile di Montepagano, il monumento ai Caduti del Mare e le strade di accesso alla Fonte dell’Accolle e agli Antichi Percorsi.

Devastato dalla Consorteria degli Affari, con il benestare della famiglia Mazzarosa-Devincenzi, il meraviglioso Parco a Mare, già individuato come Monumento Naturale dell’Abruzzo per le sue importanti e rarissime tracce naturalistiche e paesaggistiche.

E il patriota Giuseppe Devincenzi, protagonista del Risorgimento italiano, e più volte ministro del Regno d’Italia, che si rifugiava spesso nella serenità della sua oasi, si starà rivoltando nella tomba.

Riperimetrata, scelleratamente, la Riserva naturale Borsacchio, che doveva diventare la componente essenziale del nostro marketing territoriale.

Che avrebbe assicurato un futuro migliore ai nostri figli e nipoti.

Rimosso, e fatto sparire dal lungomare, il monumento realizzato da Luigi Celommi per celebrare l’arrivo della linfa del Gran Sasso.

E tuttora ci viene fornita, e tariffata come sorgiva, l’acqua del Vomano e dell’invaso di Piaganini, disinquinata nel potabilizzatore di Montorio e clorata nuovamente nel partitore di Campo a Mare.

Inquinata pure l’acqua del Tordino, che continua tuttora a trascinare verso il mare i rifiuti dell’ex discarica di Coste Lanciano, seppelliti lungo l’argine del fiume.

E ci pensano poi le mareggiate a distribuirli su tutta la spiaggia, da Cologna fino al Vomano.

Sparito il polmone verde di Viale Makarska, diventato un cumulo di casermoni così orrido da suscitare lo sdegno e la riprovazione dei rosetani e dei turisti.

Ed anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, venuto a presentare il libro “L’Italia delle meraviglie”, commentò con la frase: “Cementificazione selvaggia e svalutazione del patrimonio artistico e culturale”.

Estromessi, dall’area protetta, il torrente Borsacchio e la sua foce, dove una stele doveva onorare, come a Bosco Martese, l’eroismo dei nostri patrioti.

Che al giogo tedesco preferirono il rischio della vita per riabbracciare la Libertà.

Perfino lo svettante campanile della Chiesa Santa Maria Assunta, che ci identificava, è stato compresso, nascosto e sfigurato da uno degli innumerevoli ed anonimi palazzoni.

Tanto per cambiare, e a differenza delle precedenti Amministrazioni, l’attuale Sindaco, e gli assessori, hanno sempre dimenticato di festeggiare, nel centro storico, il tuo compleanno.

Che ci ricorda la tua nascita, avvenuta il 22 maggio 1860.

Amareggiato da tanto squallore, e mentre mi accompagnano le note del Nabucco: “Oh mia patria sì bella e perduta”, ripercorro l’abituale cammino degli anni giovanili.

E le parole che mi vengono alle labbra sono quelle vere di un tempo, e ho tanta voglia di sentirle nuovamente: mare terso dai colori cangianti, spiagge silenti e infinite, vegetazione rigogliosa fin sulla riva, colline verdi e ondulanti …..

Scenari incantevoli, che si facevano ammirare, con trepidazione, quasi nel timore che l’incanto svanisse.

Mi fermo, rifletto e chiedo a te, che sei stata la mia culla e il mio primo Amore: i tuoi invidiabili attributi creavano solo effetti estetici che non incidevano sulla nostra vita?

No sicuramente. La tua straordinaria bellezza appagava la nostra esistenza, ci inorgogliva e resterà per sempre nei nostri ricordi e nei nostri sogni.

Comprendo adesso le ragioni per cui i cari luoghi non mi salutano più, non mi riconoscono ed io non li riconosco.

Tutto è irriconoscibile, il nostro passato è stato cancellato.

Niente è stato rispettato dai politici, amministratori comunali, committenti e speculatori, che con i loro specchietti per le allodole, si sono autonominati promotori del “cambiamento”.

E continuano a frequentare il tempio, nonostante le Chiese cristiane “considerino un scandalo e un crimine il danno irreversibile arrecato al Creato, dono di Dio, e all’Ambiente naturale, patrimonio di tutti gli esseri viventi”.

(dal libro “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio” opportunamente aggiornato)

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L’alba dei nostri giorni: il 22 maggio 1860 nacque Roseto degli Abruzzi

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Oggi, 22 maggio 2016, ricorre il 156° compleanno di Roseto, nata da una costola di Montepagano.

E come negli anni scorsi, la ricorrenza è stata ignorata dall’attuale Amministrazione comunale.

Un’Amministrazione imbelle ed aliena, che nel corso della consiliatura ha sistematicamente dimenticato di onorare  il 25 aprile e il 15 giugno, che ci ricordano i sacrifici dei patrioti rosetani e la liberazione di Roseto da parte delle Forze Alleate.

Così facendo, e con la distruzione del nostro patrimonio storico, culturale, naturalistico e paesaggistico, tanti politici, amministratori, committenti e speculatori continuano a cancellare il nostro passato.

Unitamente alla grande bellezza che appagava la nostra esistenza, ci inorgogliva e rimarrà per sempre nella nostra memoria e nei nostri sogni.

Ne discende che, qui da noi, potrebbe avverarsi l’infausto vaticinio dello scrittore Cormac McCarty: “Orba della qualità della vita, si dirà un giorno che della nostra gente non esiste alcuna traccia, alcun discendente, alcuna incarnazione, e il ricordo degli antenati sarà soltanto polvere”.

E per non dimenticare, una pietra tombale dovrebbe indicare gli oltraggi subiti e i nomi di tutti i responsabili.

Per additarli, dal primo all’ultimo, all’unanime esecrazione.

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Il Comune di Roseto, la Legge n.113/1992 e la lettera inviata da Italia Nostra al Prefetto

Oggetto: Legge 29.1.1992, n. 113. Richiesta verifica attuazione da parte del Comune di Roseto

La Sezione Italia Nostra di Atri – articolazione dell’Associazione O.N.L.U.S., costituita a livello nazionale e riconosciuta con D.P.R. 22 agosto 1958 n. 1111, portatrice di interessi diffusi in materia ambientale – espone alla S.V. quanto segue.

La Legge in oggetto affida ai Comuni diverse competenze finalizzate allo “sviluppo degli spazi verdi urbani”. Al riguardo si segnalano in particolare:

a) l’art. 1, comma 1, secondo il quale, “in attuazione degli indirizzi definiti nel Piano forestale nazionale, i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti provvedono, entro sei mesi dalla registrazione anagrafica di ogni neonato residente, e di ciascun minore adottato, a porre a dimora un albero nel territorio comunale”

b) l’art. 3 bis, comma 2, il quale dispone che “due mesi prima della scadenza del mandato, il Sindaco rende noto il bilancio arboreo del Comune, indicando il rapporto fra il numero degli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica, rispettivamente al principio e al termine del mandato stesso, dando conto dello stato di consistenza e manutenzione delle aree verdi urbane di propria competenza”.

Come è noto, il prossimo 5 giugno la cittadinanza di Roseto degli Abruzzi sarà chiamata a rinnovare, per scadenza naturale del mandato, il Sindaco e l’intero Consiglio comunale.

Scriviamo la presente perché non ci risulta che il Sindaco di Roseto degli Abruzzi abbia provveduto a rendere pubblico il “bilancio arboreo” del Comune, né, tanto meno, che siano stati messi a dimora, sul territorio comunale, alberi per ciascun bambino nato o adottato.

Per dissipare questo nostro dubbio, siamo certi che vorrà disporre un rapido accertamento presso il Comune di Roseto degli Abruzzi, per verificare l’effettivo adempimento di quanto previsto dalla suddetta normativa.

In attesa di avere un Suo cortese riscontro – che speriamo possa attestare che il Comune di Roseto degli Abruzzi abbia adempiuto alle prescrizioni di legge, per il bene e la qualità della vita dei cittadini – inviamo ossequiosi saluti.

Atri, 17 maggio 2016

Il Presidente

Domenico Zenobio

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Roseto degli Abruzzi: risorge la Riserva naturale regionale guidata Borsacchio

(dopo la scellerata riperimetrazione effettuata per favorire la Consorteria degli affari)

E adesso, grazie al nuovo Commissario rosetano, anche i nostri giovani potranno aspirare ad un futuro migliore.

Purtroppo, in quest’ultimo lustro, l’attuale Amministrazione comunale ha totalmente disatteso il comma 5 delle L.R. n.6/2005 3 n. 29/2012, che così si esprime: “Entro 90 giorni, il Comune di Roseto deve elaborare un progetto pilota finalizzato all’occupazione di disoccupati ed inoccupati”.

E, conseguentemente, sono andati perduti i finanziamenti regionali e i contributi europei, pari ad oltre un milione di euro.

Riguardo alle foto allegate, le didascalie sono le seguenti:

–  Ieri, 5 gennaio 2014, insieme come sempre, con le bandiere del WWF, che rappresentano tutte le Associazioni ambientaliste

– Oggi, 15 maggio 2016, uniti più di allora, con le bandiere di Italia Nostra, che rappresentano tutte le Associazioni ambientaliste.

Dopo il sit-in un'altra data 5-1-2014Riserva Borsacchio 15-05-2016

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Roseto degli Abruzzi, 11 maggio 2016: lettera aperta all’Amministrazione comunale

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Spett.le Comune di Roseto – II Settore Tecnico

Quando si percorre Roseto, e le sue frazioni, si incontrano spesso tanti segnali stradali, che avvertono i passanti del pericolo, e dei lavori in corso… mai eseguiti.

Questa foto ritrae uno di quei segnali, posato nella centralissima via Adriatica, per coprire una buca dove è cresciuta anche l’erbetta.

Ne consegue che nella stessa via, i pedoni, non potendo usufruire dell’intero marciapiedi, sono  costretti ad avventurarsi, a loro rischio e pericolo, in mezzo all’intenso traffico stradale.

E i pedoni giornalieri sono tantissimi: ci sono oltre un migliaio di studenti, le mamme con le carrozzelle e con i bambini dell’asilo nido, i diversamente abili e i malati, accompagnati alla ASL dai badanti e dai parenti, parecchie centinaia di cittadini che frequentano gli uffici e i laboratori di analisi cliniche pubblici e privati, tante donne anziane che vanno a messa dalle suore, ecc…,ecc…

Naturalmente, in via Adriatica, che connette il capoluogo con le frazioni collinari, passano ogni giorno, in auto o a piedi, gli amministratori comunali, i consiglieri comunali, i tecnici comunali, i vigili urbani, ma nessuno di loro si è mai vergognato.

Eppure, per ripristinare il marciapiedi, basterebbe un’ora lavorativa di un muratore.

E forse, siccome siamo in periodo elettorale, è arrivato adesso il momento giusto per riparare quella buca che offende i rosetani.

Ringrazio anticipatamente.

P.S.: lettera bollata in data 11 maggio 2016 dall’Ufficio Relazioni Pubbliche del Comune di Roseto.

 

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Roseto 25 aprile 2016: la storia dei nostri patrioti raccontata ai rosetani

Ricorre oggi il 71° anniversario della Liberazione dell’Italia, e grazie a Luigi Braccili, giornalista e scrittore, posso raccontarVi alcuni episodi del 1943 e del 1944.

L’amico Gigino, che ci guarda da lassù, li aveva minuziosamente descritti in due libri: “Abruzzo Kaput” e “La mia Guerra. Parlano i testimoni”, pubblicato a puntate dal quotidiano Il Centro.

Episodi che si aggiungono agli altri eventi accaduti durante il Risorgimento Italiano, che ho trovato nei documenti storici, e li ho riportati nel mio libro dal titolo “La Storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”.

Protagonisti sono stati i nostri patrioti, ed io li ho visti in sogno: erano affacciati ad un balcone, tra le nuvole.

In prima fila stavano 10 giovani, che nella notte del 14 gennaio 1944 si imbarcarono alla foce del Borsacchio, per superare via mare il fronte di guerra di Ortona e riabbracciare la Libertà.

E quando i tedeschi, sbucati da un canneto, cominciarono a sparare, si buttarono nell’acqua gelida.

Uno di loro, Biagio De Nigris, morì assiderato, e la mattina dopo il cadavere fu esposto a Roseto, per intimorire tutti quelli che volevano sottrarsi al giogo nazista.

Ci furono poi le perquisizioni e vennero arrestati 4 patrioti: Nazzareno Brandimarte, Fioravante Di Marco e i fratelli Camillo e Dino di Pietro, che aveva 17 anni.

Processati dal Tribunale Speciale di Teramo, furono condannati a morte, e in attesa dell’esecuzione vennero separati e rinchiusi nelle carceri de L’Aquila e di Regina Coeli.

Avevo allora 9 anni e conoscevo bene i condannati a morte: erano compagni di mio padre, anche lui pescatore, che ottenne la Croce al merito di guerra per aver combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio.

Il 13 dicembre 1943, un grave episodio si era verificato a Montepagano, quando furono fermati, durante un rastrellamento, Dante Candelori ed altri coetanei.

Li sorvegliava un soldato tedesco, che per riposarsi si tolse l’elmetto e appoggiò ad un albero il mitra.

Fu allora che il giovane rosetano, emulo del ragazzo di Portoria, raccolse un mattone e glielo scagliò ferendolo alla testa.

I fermati fuggirono tutti e i tedeschi presero 10 civili e li misero davanti ad un muretto, ma la fucilazione venne sospesa perché la ferita del soldato non era grave.

Dante Candelori  venne poi arrestato e condannato alla deportazione in Germania.

A testimoniare il coraggio dei nostri patrioti è stato il generale inglese Alexander, Comandante Supremo delle Forze Alleate, che firmò un documento dove si legge: “Questo certificato è rilasciato a Brandimarte Nazzareno, quale attestato di gratitudine e riconoscimento per l’aiuto dato ai membri delle Forze Alleate, che sono riusciti ad evadere o ad evitare di essere catturati dal nemico”.

Ho visto in sogno anche gli altri patrioti, e li ho riconosciuti.

C’erano, in seconda fila i Romualdi: il padre Ciro, medico e letterato, nato a Montepagano il 15 novembre 1805, e i suoi figli, Alessandro e Pasquale.

Il 2 agosto 1848, Ciro Romualdi entrò armato a Cologna, rimasta fedele al governo borbonico, e spiegò la bandiera tricolore gridando: “Viva l’Italia, viva la Libertà, viva Carlo Alberto”.

Venne processato dalla Corte Criminale di Teramo e riparò a Genova.

Tornato in Patria dopo 12 anni, fu l’ideatore del nome Rosburgo (Borgo delle Rose), in quanto non gradiva la denominazione Le Quote e l’ironico appellativo “cotaroli”.

I suoi figli, nel mese di settembre 1860, raggiunsero Napoli via mare, e a Capua si aggregarono allo schieramento garibaldino.

Nella storica battaglia del Volturno, Alessandro Romualdi, nominato luogotenente dei cavalleggeri, trascinò le avanguardie contro le linee borboniche.

Morì da eroe il 1° ottobre 1860, aveva 17 anni non ancora compiuti, e una stampa d’epoca lo ritrae mentre viene soccorso da un ufficiale garibaldino.

Pasquale Romualdi, ventenne, combattè a fianco del fratello, e dopo la morte di Alessandro, continuò la battaglia, che si concluse, vittoriosamente, il 2 ottobre.

Accanto ai Romualdi, c’era Giuseppe Devincenzi, patriota e grande personaggio del Risorgimento Italiano, che riuscì ad inserire la microstoria locale nella macrostoria nazionale.

Nel 1848, eletto deputato e segretario del Parlamento napoletano, firmò la protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto, durante i sanguinosi moti popolari contro il re Ferdinando II di Borbone.

Condannato dalla Corte Criminale di Napoli a 24 anni di ferri duri, dopo l’esilio collaborò con Camillo Benso conte di Cavour, e accompagnò il re Vittorio Emanuele II da Ancona a Teano, all’incontro con Giuseppe Garibaldi del 26 ottobre 1860.

Arrivato qui da noi il 16 ottobre, Giuseppe Devincenzi fece gli onori di casa quando il corteo reale passò sotto l’arco di trionfo eretto davanti alla sua villa, denominata poi Villa Mazzarosa.

Nel 1863 inaugurò la nostra Stazione, e fu ministro del Regno d’Italia nel 1867 e  dal 1871 al 1873, quando organizzò il trasferimento della Capitale da Firenze a Roma

Dietro la Villa Mazzarosa, c’è tuttora il casello ferroviario n. 318-205, che fungeva da stazione personale del ministro, per consentirgli un più facile e veloce collegamento con le sedi istituzionali e governative.

Come rosetano, li guardavo tutti con orgoglio, e anche loro mi guardavano, e mi accorsi che erano amareggiati.

All’inizio non capivo, ma poi ho compreso e condiviso la loro tristezza.

Purtroppo, l’Italia del XXI secolo, governata da tanti politici ed amministratori sprofondati nel fango, non è quella che avevano sognato quando lottavano per riacquistare la Libertà, e si offrivano all’estremo sacrificio.

Se però gli italiani saranno capaci, democraticamente, di fare piazza pulita dei corrotti e dei corruttori, allora i nostri patrioti potranno ritrovare, tra le nuvole, il sorriso della lontana fanciullezza.

Una menzione speciale merita il già citato Dino Di Pietro, uno dei più giovani condannati in Italia alla pena capitale.

Prima dell’esecuzione, riuscì a fuggire dalle carceri giudiziarie de L’Aquila, e tornò a casa dopo l’arrivo delle Forze Alleate, che occuparono Roseto il 15 giugno 1944.

E proprio oggi, 25 aprile 2016, ricorre il 18° anniversario della sua morte avvenuta il 25 aprile 1998.

Per non dimenticarli, il Comitato rosetano e l’ANPI, come negli anni scorsi, hanno voluto riscattare il vergognoso oblio delle Istituzioni.

E si sono fatti promotori di una stele, affinchè rimanga, a perpetua memoria, la doverosa testimonianza del nostro glorioso passato.

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Antonio Norante, Enio Pavone e le offese a Teresa Ginoble

Antonio Norante, Enio Pavone e le offese a Teresa Ginoble

Nel Comunicato Stampa del 13 aprile 2016, il Sindaco di Roseto, Enio Pavone, tributò importanti meriti al consigliere Antonio Norante e precisò: “… se avessi nella mia squadra altri 5 politici come Antonio Norante, non ci sarebbe bisogno di fare campagna elettorale, perché avremmo già vinto”.

Oggi, 23 aprile, in un Comunicato Stampa, lo stesso Sindaco e l’Amministrazione comunale “intendono fermamente stigmatizzare l’episodio avvenuto nel corso dell’ultimo Consiglio comunale del 21 aprile, ed esprimere solidarietà e vicinanza al consigliere Teresa Ginoble ed a tutte le donne che si sono sentite offese da certe parole (di Antonio Norante n.d.r.)”.

E meno male che del medesimo consigliere, nella sua squadra, anziché 5, ne ha soltanto uno.

Meditate gente, meditate!

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Italia Nostra e i miracoli della Politica: nominato il 2° Commissario della Riserva Borsacchio

(lettera inviata al Governatore D’Alfonso, all’Assessore reg.le dei Parchi e al Sindaco Pavone)

Oggetto: Deliberazione della Giunta Municipale del Comune di Roseto degli Abruzzi (TE) n. 33 del 24.3.2016 – Riserva Naturale Regionale Guidata Borsacchio –Atto di indirizzo – Richiesta annullamento dell’atto e suoi provvedimenti conseguenti.

 

Il sottoscritto Presidente della sez. di Atri di Italia Nostra Onlus, Domenico Zenobio in merito all’oggetto osserva quanto segue:

 

Con atto n. 1080 del 22.12.2015, la Giunta Regionale d’Abruzzo nominava Commissario della Riserva naturale in oggetto, l’arch. Fabio Vallarola, ai sensi dell’art. 21 legge regionale n. 38/96.

 

Le motivazioni che hanno spinto la Giunta Regionale d’Abruzzo alla nomina in questione sono esaurientemente riportate nella delibera di che trattasi.

 

Il Commissario è stato nominato per 24 mesi e non ci risulta alcun atto di revoca dello stesso.

 

In data 24.03.2016 il Comune di Roseto emanava la Delibera municipale di cui all’oggetto, esautorando di fatto, e a nostro parere illegittimamente, il Commissario regionale nell’adempimento dei propri compiti.

 

E attribuendo all’ufficio di competenza il compito di affidare a terzi gli stessi compiti che sono di competenza del Commissario arch. Fabio Vallarola (Determine II Settore Tecnico – Comune di Roseto degli Abruzzi – n. 57, 58 e 59 del 4 aprile 2016)

.

Non ci risulta che l’Amm.ne comunale, prima di adottare la Delibera della Giunta municipale in parola, abbia contestato nelle sedi opportune la legittimità della nomina, da parte della Giunta regionale, del Commissario Vallarola, che pertanto, a nostro parere, è pienamente abilitato a svolgere le sue funzioni.

 

E nemmeno ci risulta che la Regione Abruzzo abbia revocato l’incarico al Commissario.

 

Alla luce di quanto sopra si chiede che la Regione Abruzzo annulli, nei modi e nei termini previsti dalla normativa vigente, la Delibera comunale in oggetto, e tutti gli atti finora emanati in conseguenza di tale atto.

 

Il Presidente di Italia Nostra Onlus

Domenico Zenobio

 

 

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Le tante motivazioni che inducono a votare SI al Referendum del 17 aprile 2016

(per limitare, e poi vietare, le trivellazioni petrolifere in mare e in terraferma)F.S.41 bis

Dopo gli oceanici cortei No Triv di Pescara e Lanciano, venne ripetuta a Roseto, l’11 agosto 2015, una grande manifestazione per dimostrare la ferma volontà della quasi totalità degli abruzzesi.

Che non vogliono vivere in un ambiente inquinato dal petrolio, a rischio sismico e subsidenza, e non vogliono rischiare la perdita delle principali risorse: turismo, pesca e agricoltura d.o.c.

Fu scelta la nostra Città, in quanto, ancora oggi, deve fare i conti con due istanze di ricerche petrolifere, denominate Villa Mazzarosa e Corropoli, che coprono l’intera fascia costiera, dalla battigia alla collina e dal Tordino al Vomano.

Inoltre, le istanze di ricerche in mare occupano tutto lo spazio antistante la costa rosetana.

E voglio vantarmi di essere stato il primo, e l’unico, a fotografare e a denunciare, nel 2005, i sondaggi petroliferi abusivi al confine del Parco Mazzarosa, nella Riserva naturale Borsacchio.

Purtroppo, l’11 Agosto 2015, sono saliti sul palco anche i sindaci Mastromauro e Pavone Attila, che avevano promosso, e approvato, la scellerata riperimetrazione della nostra area protetta.

Per quanto riguarda la petrolizzazione dell’Abruzzo, più del 50% del mare e della terraferma è interessato dalle istanze di ricerca, coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi, e gli abitanti dei 225 Comuni coinvolti sono più di un milione, l’80% dell’intera popolazione abruzzese.

E siccome il rischio petrolio continua ad essere la spada di Damocle sospesa sulla nostra Regione, non dobbiamo scordare le derive petrolifere, come quella causata dalla British Petroleum il 20 aprile 2010, che devastò il Golfo del Messico e la Florida Keys, le isole decantate da Hemingway.

“Una catastrofe irripetibile”, come vogliono farci credere, dimenticando che dopo l’affondamento della Deepwater Horizon, ci sono stati tantissimi episodi “irripetibili”, a cadenza quasi giornaliera.

In tali eventi, agli incidenti spesso mortali, e ai danni economici, occorre aggiungere la distruzione della fauna e della flora, e le ricadute negative dell’avvelenamento atmosferico, in termine di malattie respiratorie e tumorali, patologie della pelle, aborti spontanei e nascite premature.

E se dovesse accadere un disastro nell’Adriatico abruzzese, sarebbero devastanti anche le conseguenze sulle attività produttive, e si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro.

A tal proposito, quando il senatore Usa Cantwell, a seguito dei danni subiti nel Golfo del Messico, chiese alla British Petroleum: “Rimborserete i pescatori e i residenti? E l’industria del Turismo? E le attività correlate? E gli Enti locali?”. “Solo le richieste legittime” rispose Mckay, presidente BP.

Ed alla successiva domanda: “Cos’è una richiesta legittima?”, non ci fu alcuna risposta.

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Comunicato dell’Ass.ne Carrozzine Determinate inviato al Comitato “Salviamo via Colombo”

Associazione Carrozzine determinate 30-03-2016

Sui lavori di riqualificazione, che stanno interessando la Via Cristoforo Colombo di Roseto degli Abruzzi, si è reso necessario il nostro intervento.

E auspichiamo che i lavori vengano sospesi per ripensare il progetto, affinchè tenga conto delle problematiche inerenti la sicurezza e l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Purtroppo non vi è stata l’opportunità di consultare il progetto, ma riteniamo sia estremamente sbagliato e pericoloso eliminare un marciapiede molto largo, comodo e sicuro, al fine di sostituirlo con un percorso pedonale a livello strada, nel quale le auto affiancherebbero i pedoni.

Inoltre rileviamo che la presenza di un parcheggio “a pettine” obbligherebbe le auto ad ampliare il loro raggio di manovra per l’ingresso-uscita dallo stesso, costringendo, quelle in percorrenza sulla Via Colombo, ad effettuare pericolose gincane con il rischio di investimento dei pedoni.

Abbiamo appreso che verrà realizzato un percorso pedonale con apposita segnaletica a terra, usufruibile anche dalle persone con disabilità.

Molte domande sorgono spontanee…

Significa che verranno create piste tattili per garantire autonomia a ipovedenti o a non vedenti? Che sarà garantito l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo, come prescritto dalla normativa vigente D.P.R. 503/1996, D.M. 236/1989?

Che, dunque, ci ritroveremo a contatto diretto con le auto, perché non è previsto nessun rialzo per la sicurezza?

E il percorso pedonale sarà costruito con pavimentazione diversa dall’asfalto?

Sarà largo almeno m. 1,50 come stabilisce il D.M.05/11/2001?

Se così non fosse, cosa accadrà qualora due carrozzine provengano da parti opposte?

Dovranno percorrere la carreggiata delle auto, con notevoli rischi per la propria incolumità, per poter passare?

Rileviamo inoltre che sul lato ovest sono previsti parcheggi a pettine a raso in prato, con il prevedibile rischio che le carrozzine sprofondino nelle piastrelle incastonate nella terra.

Ricordiamo, in merito, che il D.P.R. 236/89 impone l’obbligo della scelta qualitativa dei materiali proprio per garantire l’accessibilità e l’indipendenza.

La scelta accurata del materiale è pertanto essenziale per evitare di costituire delle barriere, e per garantire sicurezza per tutti, anche per i bambini e mamme con passeggino.

Abbiamo anche appreso che verranno installati parcheggi per persone con disabilità.

Ricordiamo al Sindaco che non trattasi di gentile concessione, ma è dovuto per legge!

Addì, 29 marzo 2016

Claudio Ferrante, Presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo

Pubblicato in Uncategorised | Commenti disabilitati su Comunicato dell’Ass.ne Carrozzine Determinate inviato al Comitato “Salviamo via Colombo”