Il tempo è passato… Rosburgo si chiama Roseto… e se volessimo, domani, veramente ritrovare l’Abruzzo, quello dolce, forte e bellissimo, che mise i suoi limpidi cieli d’aurora e di tramonto, le sue montagne impassibili e le sue sconfinate marine intorno al primo fiorire della nostra giovinezza, dovremmo forse guardarci soprattutto nel cuore.

(dal libro “L’Abruzzo nel mio cuore” di Beatrice Testa)

Il futuro parcheggio di via Colombo a Roseto sarà sicuro per i pedoni? Garantirà l’isola pedonale sul lungomare? Sarà motivo per scegliere la cittadina come luogo di riposo in mezzo alle auto?

Nel corso dell’incontro tra il Comitato “Salviamo via Colombo” e l’Amministrazione Comunale, svoltosi il giorno 08 settembre è stata di nuovo messa in discussione la scelta dell’avvenuta localizzazione del parcheggio in via Colombo, con demolizione di alberi e del marciapiede, quando potevano essere individuati luoghi più adatti e meglio fruibili dalla cittadinanza, per tutto l’anno e non solo per pochi.
Il riferimento è stato, oltre ad altre aree, in modo particolare, al terreno sito in via d’Annunzio che, se acquisito dal Comune, permetterebbe di realizzare facilmente almeno quattrocento posti auto al centro, comodi per tutti e senza nessun impatto, per gli automobilisti che vogliono trascorrere una serata estiva a Roseto, per il lungomare che in tutte le località turistiche viene sempre più preservato da auto e scarichi con isole pedonali. Sappiamo che l’Amministrazione comunale vuole tra l’altro, in futuro, chiudere il lungomare alle auto. Dove transiteranno i mezzi per i parcheggi a disposizione in via Colombo?
In secondo luogo è stato precisato che il Comitato non ha espresso alcun giudizio di demerito sulla progettazione e sulla esecuzione dei lavori, tanto che aveva proposto a suo tempo che una eventuale variante coinvolgesse la stessa impresa appaltatrice.
E’ stata poi ribadita l’indubbia esistenza di consistenti elementi di pericolo che, sulla base del principio di ragionevolezza e di tutela dell’incolumità pubblica, suggerirebbero ancora all’Amministrazione di rivedere l’iniziativa, salvando almeno in parte il marciapiede, al fine di ripristinare un percorso pedonale sicuro.
Che il pericolo sia reale ed ancor maggiore di quello temuto, lo testimonia un’attenta osservazione dei luoghi.
E’ sufficiente, infatti, prendere poche semplici misure per rendersi conto che la lunghezza e la misura degli stalli per auto, oltre a non prevedere i margini di tolleranza necessari per le manovre, sembrerebbero rendere impossibile la realizzazione della prevista fascia di rispetto pedonale, sia pure delimitata da una linea tracciata longitudinalmente, pericolosamente a ridosso dello spazio di manovra delle auto ed alla carreggiata riservata al transito veicolare.
Nel corso del successivo incontro del 16 u.s., alla luce della variante in corso di predisposizione, conseguente alle osservazioni formulate dall’agronomo nonché alla concessione di una proroga all’impresa appaltatrice dei lavori del 1 lotto- Sistemazione marciapiedi di via Colombo- del progetto Biciclettica, il Vice Sindaco, Assessore ai LL.PP. ha dato notizia di aver richiesto agli uffici preposti una urgente relazione, anche in merito alla dimensione degli stalli e delle eventuali corsie di manovra a servizio delle fasce di sosta, riservandosi di informarne a breve il Comitato.
Il Comitato cittadino appellandosi al Decreto legislativo, 30 Aprile 1992, n.285 in materia di Nuovo Codice della Strada e delle norme funzionali e geometriche per la costruzione, il controllo e il collaudo delle strade, dei relativi impianti e servizi, raccomanda che venga posta particolare attenzione al rispetto, in fase di realizzazione ultima del progetto, della normativa vigente, in modo tale da non pregiudicare irrimediabilmente la sicurezza delle persone e la scorrevolezza del traffico.

Il Comitato cittadino “Salviamo via Colombo”

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Consiglio comunale del 3.9.2016. Il ricordo di Franco Sbrolla… Un esempio d’amore per la nostra città.

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Foto x ringraziamenti blog FrancoVogliamo ringraziare di cuore tutte le persone che ci sono state vicine ed hanno condiviso con noi il dolore per l’improvviso tragico evento che ci ha colpito.

Il 2016 è stato un anno orribile, tra attentati, terremoti e quant’altro e per noi il mese di agosto lo è stato in modo particolare, tuttavia abbiamo sentito forte il calore della partecipazione e della profonda vicinanza e condivisione di quanti ci sono stati accanto, e questo ci ha sostenuto e ci sostiene nella terribile prova.

Il blog di Franco Sbrolla resterà comunque aperto per dar modo a chiunque lo voglia, di esprimere in suo nome un parere sulla natura, l’ambiente, la vivibilità e, perché no, anche sui marciapiedi pericolosi, non a norma che addirittura scompaiono, rendendo insidiosa per i pedoni questà città che lui tanto amava.

                                                                                                                   I familiari

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Roseto, 23 luglio 2016: Comunicato stampa del Comitato “Salviamo via Colombo”

010A seguito della richiesta avanzata dal Comitato “Salviamo via Colombo”, una delegazione dello stesso Comitato ha incontrato, il 19 luglio u.s., la nuova Amministrazione comunale.

E sono state ampiamente esaminate le incongruenze del progetto di “riqualificazione” di via Colombo, voluto dalla precedente Amministrazione ed ora in corso di esecuzione.

Nonché i rischi che la demolizione degli alberi e la distruzione del marciapiedi comportano.

Durante la riunione è emerso che nessuno degli interlocutori (Presidente del Consiglio comunale, Sindaco, vice Sindaco e gli altri Amministratori) avrebbe voluto un progetto così devastante.

Specie il Sindaco il quale, presente alla manifestazione indetta dal Comitato il 27 febbraio u.s., ha sempre dichiarato di non averlo mai visto favorevolmente.

Aggiungendo, però, che a lavori iniziati riteneva piuttosto difficile rimetterlo in discussione.

Da parte del Comitato, atteso che i lavori sono ancora in una fase iniziale, è stato caldamente proposto all’Amministrazione di valutarne la loro sospensione, e di studiare la possibilità di porre in essere una variante al progetto, senza aggravio di costi e con l’accordo della ditta appaltatrice.

Al fine di ripristinare il marciapiedi, ora smantellato, e invece necessario per l’incolumità dei cittadini: aspetto assolutamente primario, ma trascurato dal progetto di “riqualificazione”

E’ stata inoltre consegnata al Sindaco una dettagliata documentazione per aggiornarlo su quanto è stato fatto, ed in particolare sulla relazione dell’agronomo relativa agli alberi, sulle stringenti prescrizioni della Sopraintendenza e sulle prese di posizione delle Associazioni che tutelano i portatori di handicap.

Che giustificherebbero, e motiverebbero adeguatamente, l’accoglimento della proposta del Comitato, peraltro composto da un numero rilevante di aderenti, ognuno dei quali si mette a disposizione dell’Amministrazione per offrire la massima collaborazione.

Dopo le perplessità iniziali, il Sindaco si è riservato di esaminare la documentazione, nonché di sentire, al riguardo, il parere dei componenti la Giunta comunale.

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La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio

  Il 24 gennaio 1807, per favorire una migliore distribuzione territoriale, il re di Napoli, Giuseppe Bonaparte (fratello del più famoso Napoleone), assegnò all’Università di Monte Pagano l’intera area Tordino – Borsacchio, che era governata dall’Università di Giulia Nuova.
Ne seguirono diversi ricorsi dei giuliesi, portati avanti fino al termine del cosiddetto “decennio francese” (1806 – 1815).
Ciononostante, le scelte compiute non furono più cambiate, e la fascia costiera Tordino – Borsacchio entrò a far parte della già esistente Marina di Monte Pagano.21

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Roseto, 20 giugno 2016: il Bollettino di Armando Diaz e la debacle di Enio Pavone

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A seguito della mancata vittoria dell’ex sindaco Pavone, cultore dell’agiografia, si aggiunge oggi un nuovo capitolo al libro “La Storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”.

E parafrasando il generale Diaz, i miseri resti di quella che è stata la peggiore fra tutte le Amministrazioni rosetane, risalgono in disordine, e senza speranza, la pavoniana collina.

Che avevano disceso con arrogante sicurezza.

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Roseto degli Abruzzi, 3 giugno 2016

Dopo cinque anni di permanenza, sono ancora vivi e vegeti i gioielli di via Adriatica e di via Adige.
Che insieme a tutti gli altri, distribuiti, equamente, in città e nelle frazioni, arricchiscono il fascino di Roseto.
Rosetani e turisti ringraziano il sindaco Pavone, promotore del “Cambiamento…. in  peggio”.

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Roseto degli Abruzzi: la mattanza degli alberi e la chiusura della Stazione ferroviaria

Grazie al sindaco Pavone-Attila, e ai suoi sodali, via Colombo è diventata “Il deserto dei Tartari”.

E i maestosi pini fonoassorbenti, che durante la loro vita avevano regalato l’ossigeno, ed assorbito l’anidride carbonica, sono stati abbattuti e sostituiti da miseri alberi stuzzicadenti.

Eppure, anche a Pescara sono state abbattute 16 piante lungo il viale Regina Elena, ma saranno sostituite, grazie all’Amministrazione comunale, da 37 alberi con altezza minima di tre metri e mezzo, tra pini domestici e pini d’Aleppo.

Povera Roseto, diventata la Cenerentola dell’Abruzzo, dopo la vergognosa chiusura della Stazione ferroviaria e dei bagni pubblici, ignorata dal Sindaco e dalla Giunta comunale.

E quello che fu il Lido delle Rose è ormai sprofondato a livello dei paesi incivili, e i nostri antenati si staranno rivoltando nelle tombe.

Urge adesso uno scatto d’orgoglio per risorgere dal fango di quest’ultimo lustro, e le elezioni del 5 giugno possono diventare l’occasione per tornare all’antico splendore storico, naturalistico e paesaggistico.

Meditate rosetani, meditate!

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Attualità e Satira: il teatrino di casa nostra ripresenta “Roseto nel migliore dei mondi possibili”

Lo scenario si apre mentre, attorno ad un tavolo, sono seduti 4 attori, che dopo aver studiato le loro parti, iniziano ad immedesimarsi in 4 grandi personaggi storici: il monarca Pavoncello, il presidente del consiglio Nicolò, la ministra Urbana e il ministro Fornacella.

Ad un cenno del Re, il presidente Nicolò illustra la sua relazione: “Maestoso Sire, purtroppo la situazione ci sta sfuggendo di mano, in quanto la perfida opposizione continua a mettere in dubbio la nostra imparzialità e il nostro trasparente Piano Spiaggia, le Associazioni minacciano fuoco e fiamme per la mattanza degli alberi e il degrado della Riserva naturale Borsacchio, e i cittadini protestano in coro contro le strade e i marciapiedi dissestati, i segnali stradali dei lavori in corso mai iniziati, i semafori mal funzionanti e mal temporizzati, l’olezzo fognante di Roseto e delle Frazioni, le piste ciclabili sempre rinviate, l’incuria nella conservazione dei beni pubblici, ecc…,”.

Nel più assoluto silenzio, si alza in piedi il monarca Pavoncello, e dopo aver accarezzato la sua immancabile fascia tricolore, così si esprime: “Miei prodi vassalli, le pretestuose lamentele sono arrivate perfino all’interno della sacra reggia, e ho dovuto spremere le meningi per trovare tutte le soluzioni taumaturgiche, che elenco qui di seguito:

–   premetto, anzitutto, che non ho mai favorito gli amici degli amici, e solo ai cittadini, veramente meritevoli a nostro insindacabile giudizio, ho assegnato, a seconda dei casi, un appalto, un progetto, una concessione, un lembo di spiaggia, un’area protetta, ecc….;

–  riguardo al Piano Spiaggia, ribadisco che non sono state affatto cancellate le spiagge libere, doverosamente ridistribuite allo sbocco dei fossi e sopra i massi del litorale sud;

–  la mattanza degli alberi, già iniziata al Parco Bixio e a Via Colombo, continuerà in via Marina e nel Lungomare, in modo da realizzare 1.500  posti auto a pagamento, tutti perfettamente assolati: un traguardo mai raggiunto dalle città limitrofe, che farà  inorgoglire l’intera comunità rosetana;

– sulla Riserva naturale Borsacchio, sempre da noi professionalmente gestita, abbiamo anche onorato la promessa di ritirare i rifiuti accumulati e insaccati da 200 ambientalisti volontari;

–   per eliminare il dissesto delle strade e dei marciapiedi, e i segnali stradali dei lavori mai iniziati, ho deciso che le vie orizzontali saranno trasformate in parcheggi a doppia fila, mentre le strade trasversali convoglieranno il traffico verso la S.S. 16, l’unica abilitata alla circolazione delle auto;

–  sull’argomento semafori mal funzionanti, posso assicurare che saranno eliminati e rottamati, e i nostri pedoni e ciclisti, che sono abituati a guardarsi tra loro per decidere insieme il momento meno rischioso per l’attraversamento, potranno continuare a farlo a loro rischio e pericolo;

–  per liberare definitivamente la nostra città e le frazioni dall’olezzo fognante, ho già pronto un editto che obbliga i proprietari delle case a ripristinare i pozzi neri di antica memoria, e a vuotarli all’occorrenza durante le ore dedicate al riposo, da mezzanotte alle cinque del mattino;

–  riguardo alle piste ciclabili, continueremo con la strategia finora adottata, e durante l’inverno ripeteremo che nei mesi estivi sarà realizzato il Corridoio Verde Adriatico, mentre all’inizio dell’estate prometteremo che già alla fine dell’anno la pista ciclabile sarà pronta e collaudata;

–  sui beni pubblici, ormai pericolosi e fatiscenti, come la Villa Clemente, il romantico Pontile, il Campanile di Montepagano, la Fonte dell’Accolle, gli Antichi Percorsi, ecc…, siamo già pronti a transennarli tutti, al fine di evitare la responsabilità per la cattiva e/o omessa manutenzione”.

E mentre scende il sipario, gli attori si abbracciano, e tenendosi per mano iniziano il girotondo cantando a squarciagola l’inno del regime: “Siamo noi, solo noi, i migliori di Roseto siamo noi”.

 

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Alla mia Roseto in ricordo di un Amore (Sciagurato è quel popolo che cancella il suo passato)

Hai appena compiuto 156 anni, e sei rimasta affascinante fino al termine del 1900.

Purtroppo, specie in quest’ultimo lustro, i solchi delle rughe sono diventati più profondi e non rimarginabili.

Cos’è accaduto? Che fine ha fatto la tua malia raccontata dagli storici Raffaele D’Ilario, Arnaldo Giunco e Luigi Braccili?

I tuoi luoghi più belli, che sembravano immutabili, hanno subito ripetute devastazioni e sono spariti filari di pini ed altre piante autoctone, per far posto alle invasive colate di cemento.

Sparite, per lo stesso motivo, le ville patrizie e le modeste case contornate da roseti ed oleandri.

Sparito l’incomparabile belvedere a mare in stile classico, fortemente voluto negli anni 30 da due amministratori lungimiranti, Pier Giuseppe Di Blasio e Archimede Carusi.

E oggi i miei occhi vedono un’interminabile distesa di auto e camper fin sulla spiaggia.

Sparite “ad ovest colline in dolce declivio, ingentilite da viti, olivi e frutti”, che il patriota Ciro Romualdi così ben descrisse.

E continuano a spuntare nuove costruzioni che deturpano le stupende visioni di quelle alture.

Sparito il suggestivo sentiero mattonato, sottostante alla villa De Angelis, dove scendevano i contadini per portare al mercato raccolti e pollame.

E incrociavano i marinai che salivano a rifornirsi di rami spinosi di acacia, legati poi al fondo delle reti a strascico per proteggere dai delfini il sacco e la pescata.

Spariti la Marina di Montepagano e il Lido delle Rose, che attiravano tantissimi turisti di qualità quando il mecenate Giovanni Thaulero ti volle “modernamente civile”.

E diventasti il numero uno tra le località balneari limitrofe.

Sparite le opere artistiche degli scultori  Daniele Guerrieri e  Roberto Macellaro, che abbellivano Piazza Dante Alighieri.

Spariti gli splendidi paesaggi immortalati da Pasquale e Raffaello Celommi, i pittori della luce.

E da artisti e scrittori eccellenti, vincitori di Premi nazionali e internazionali, che ci parlano dalle pagine e dalle immagini del prestigioso volume “Roseto nella cultura italiana ed europea”, redatto dal giornalista e scrittore Luigi Braccili.

Sparite le mirabili dune che impreziosivano il litorale a nord del torrente Borsacchio.

E ad estirpare la flora spontanea, e a livellare la spiaggia, ci hanno pensato i proprietari delle aree costiere, passandoci sopra con le ruspe.

Colpevolmente fatiscenti la Villa Clemente, il romantico Pontile, il campanile di Montepagano, il monumento ai Caduti del Mare e le strade di accesso alla Fonte dell’Accolle e agli Antichi Percorsi.

Devastato dalla Consorteria degli Affari, con il benestare della famiglia Mazzarosa-Devincenzi, il meraviglioso Parco a Mare, già individuato come Monumento Naturale dell’Abruzzo per le sue importanti e rarissime tracce naturalistiche e paesaggistiche.

E il patriota Giuseppe Devincenzi, protagonista del Risorgimento italiano, e più volte ministro del Regno d’Italia, che si rifugiava spesso nella serenità della sua oasi, si starà rivoltando nella tomba.

Riperimetrata, scelleratamente, la Riserva naturale Borsacchio, che doveva diventare la componente essenziale del nostro marketing territoriale.

Che avrebbe assicurato un futuro migliore ai nostri figli e nipoti.

Rimosso, e fatto sparire dal lungomare, il monumento realizzato da Luigi Celommi per celebrare l’arrivo della linfa del Gran Sasso.

E tuttora ci viene fornita, e tariffata come sorgiva, l’acqua del Vomano e dell’invaso di Piaganini, disinquinata nel potabilizzatore di Montorio e clorata nuovamente nel partitore di Campo a Mare.

Inquinata pure l’acqua del Tordino, che continua tuttora a trascinare verso il mare i rifiuti dell’ex discarica di Coste Lanciano, seppelliti lungo l’argine del fiume.

E ci pensano poi le mareggiate a distribuirli su tutta la spiaggia, da Cologna fino al Vomano.

Sparito il polmone verde di Viale Makarska, diventato un cumulo di casermoni così orrido da suscitare lo sdegno e la riprovazione dei rosetani e dei turisti.

Ed anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, venuto a presentare il libro “L’Italia delle meraviglie”, commentò con la frase: “Cementificazione selvaggia e svalutazione del patrimonio artistico e culturale”.

Estromessi, dall’area protetta, il torrente Borsacchio e la sua foce, dove una stele doveva onorare, come a Bosco Martese, l’eroismo dei nostri patrioti.

Che al giogo tedesco preferirono il rischio della vita per riabbracciare la Libertà.

Perfino lo svettante campanile della Chiesa Santa Maria Assunta, che ci identificava, è stato compresso, nascosto e sfigurato da uno degli innumerevoli ed anonimi palazzoni.

Tanto per cambiare, e a differenza delle precedenti Amministrazioni, l’attuale Sindaco, e gli assessori, hanno sempre dimenticato di festeggiare, nel centro storico, il tuo compleanno.

Che ci ricorda la tua nascita, avvenuta il 22 maggio 1860.

Amareggiato da tanto squallore, e mentre mi accompagnano le note del Nabucco: “Oh mia patria sì bella e perduta”, ripercorro l’abituale cammino degli anni giovanili.

E le parole che mi vengono alle labbra sono quelle vere di un tempo, e ho tanta voglia di sentirle nuovamente: mare terso dai colori cangianti, spiagge silenti e infinite, vegetazione rigogliosa fin sulla riva, colline verdi e ondulanti …..

Scenari incantevoli, che si facevano ammirare, con trepidazione, quasi nel timore che l’incanto svanisse.

Mi fermo, rifletto e chiedo a te, che sei stata la mia culla e il mio primo Amore: i tuoi invidiabili attributi creavano solo effetti estetici che non incidevano sulla nostra vita?

No sicuramente. La tua straordinaria bellezza appagava la nostra esistenza, ci inorgogliva e resterà per sempre nei nostri ricordi e nei nostri sogni.

Comprendo adesso le ragioni per cui i cari luoghi non mi salutano più, non mi riconoscono ed io non li riconosco.

Tutto è irriconoscibile, il nostro passato è stato cancellato.

Niente è stato rispettato dai politici, amministratori comunali, committenti e speculatori, che con i loro specchietti per le allodole, si sono autonominati promotori del “cambiamento”.

E continuano a frequentare il tempio, nonostante le Chiese cristiane “considerino un scandalo e un crimine il danno irreversibile arrecato al Creato, dono di Dio, e all’Ambiente naturale, patrimonio di tutti gli esseri viventi”.

(dal libro “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio” opportunamente aggiornato)

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